IL PERDONO: UNA GRANDE TERAPIA!

La scuola non dà solo la possibilità di seguire classiche lezioni di apprendimento, ma ci permette di assistere a corsi di formazione che aiutano ad avere una visione sulla quotidianità e  a riflettere sui nostri comportamenti.

Martedì 10 Gennaio, nell’IIS Majorana-Marro di Moncalieri si è tenuto il primo incontro del progetto “Il valore del perdono” a cui hanno partecipato le classi terze. Questo laboratorio di dialogo è stato presentato dal dottore Antonio De Salvia, che si occupa dei fenomeni di disagio sociale e realizza da ventitre anni percorsi di prevenzione e di educazione alla legalità.

Abbiamo avuto modo di iniziare a confrontarci su due concetti in antitesi tra di loro: quello del perdono e quello della vendetta.

Il perdono è un atto di umanità e generosità che induce all’annullamento di qualsiasi desiderio di vendetta. Cos’è la vendetta? È il desiderio personale di infliggere un danno materiale o morale a qualcuno che, in precedenza, ci ha arrecato un oltraggio o un’offesa.

Un’offesa è una ferita che rischia di compromettere il nostro presente, ma soprattutto il nostro futuro. Essa può essere affrontata con modalità molto differenti. La modalità più immediata, diretta ed impulsiva è quella legata alla rabbia personale di chi ha ricevuto l’offesa, che vuole immediatamente rispondere al danno subito con un’altra offesa. Questa reazione comporta, un atto di negatività, prima di tutto verso se stessi. Col tempo l’offesa può essere rimarginata attraverso il perdono, dal latino medievale: perdonare, composto di per , rafforzativo, e di donare, è un dono per se stessi, perché portare rancore provoca un accumulo di tensione, causa stress e rovina le relazioni, non solo quelle con le persone che hanno offeso, ma qualsiasi relazione con la gente che circonda. Il perdono è uno strumento potente, ma molte persone non comprendono quanto possa essere liberatorio. Perdonare toglie un peso e non fa dipendere dall’ira e dalla necessità di vendetta, libera la mente e permette di prendere decisioni meditate e coscienti.

Ci piace concludere questo articolo sul perdono con una celebre citazione di  NELSON MANDELA.

“Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente.”

 

Bosso Virginia e Gloria Alisetta

 

 

 

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Il (Haw)king della fisica

Ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi… Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire.

Diceva questo una persona che aveva passato molte difficoltà : Stephen Hawking.

Infatti, già a 21 anni gli venne diagnosticata una atrofia muscolare che, secondo le stime dei medici, avrebbe dovuto portarlo alla morte nel giro di due anni.
La previsione si è avverata, anche se con più di 50 anni di ritardo, il 14 marzo 2018.

E’ stata una data molto particolare. In questo giorno, infatti, si celebrano il πDay e la nascita di Albert Einstein. Non bisogna neanche dimenticare che Hawking è nato l’8 gennaio, giorno della morte di Galileo Galilei, di cui amava vantarsi.

Ma torniamo ad Hawking.
Il suo contributo scientifico è stato immenso, ma il suo maggior interesse era incentrato dallo studio dei buchi neri. È stato, infatti, lui che ha scoperto e risolto (in parte) uno dei più grandi problemi dell’universo.

Recentemente è stato pubblicato il testamento scientifico del fisico inglese, nel quale afferma che molto probabilmente esistono altri universi, tutti partiti da un diverso Big Bang e simili tra loro.
La nuova teoria del cosmo di Hawking è più semplice di quanto pensiamo. Più semplice per chi si intende di fisica teorica, ovviamente.
In maniera molto semplificata, nello scritto vengono delineati alcuni aspetti interessanti sulla natura dell’universo. Gli scienziati sostengono da decenni che il nostro universo sia nato con il Big Bang, a cui sarebbe seguita quella che viene conosciuta come inflazione, cioè un’espansione rapidissima della materia che avrebbe generato l’universo in cui viviamo. All’interno del nostro universo osservabile, l’inflazione è terminata molto tempo fa, ma alcune teorie sul fenomeno sostengono che vi sarebbero continue inflazioni in altre regioni del cosmo, una inflazione eterna che produrrebbe un “multiverso”, cioè una raccolta di universi di cui il nostro sarebbe solo uno.

Un pensiero di questo genere è complicato per qualsiasi essere umano, ma non per Hawking, che nonostante i suoi problemi fisici è riuscito ad incantare il mondo con le sue teorie. Abbiamo perso un grande uomo e uno scienziato unico nel suo genere. Nostro compito per il futuro dovrebbe essere quello di ispirarci a lui per lo studio e la ricerca scientifica.

Gabriele Crivello e Matteo Pedemonte

Lasciati appassionare dall’immagine!

Una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura.
(Henri Cartier-Bresson)

 Questa citazione spiega l’importanza che ha la fotografia, e non solo, ma anche le emozioni che è in grado di trasmettere; è proprio grazie  alla fotografia che tutti possono conoscere un luogo senza accedervi fisicamente, ma raggiungendolo con la propria mente.

E così a scuola, in seguito alla vittoria in una competizione, è nata l’idea di creare un foto libro riguardante la natura urbana, proprio per la voglia di trasmettere qualcosa e, soprattutto, dare un’opportunità ai ragazzi di lavorare all’interno di un gruppo e responsabilizzarsi professionalmente.

Il progetto è stato suddiviso in tre parti che sono, comunque, l’una connessa all’altra.

La parte amministrativa, è formata da un gruppo di ragazzi volti ad occuparsi del piano economico, legale e amministrativo;

Una seconda parte è dedicata, invece, alla fotografia ed è composta da un team di ragazzi che effettueranno spedizioni nel territorio regionale, al fine di catturare immagini rare e interessanti.

L’ultima parte, invece, è dedicata alla creazione di didascalie scientifiche ed alla traduzione di queste, con l’obiettivo di far conoscere al lettore informazioni interessanti riguardo al soggetto della foto a cui si riferiscono.

Il libro, inoltre, una volta terminato, sarà disponibile sul mercato.

E’ un lavoro lungo, che richiede molta attenzione in ogni particolare e che, una volta terminato, può essere da esempio per gli altri ragazzi, perché nulla è impossibile da realizzare se ci si impegna e si collabora tutti insieme.

Non sappiamo come terminerà questo lavoro, ma sicuramente noi tutti siamo orgogliosi del processo in corso svolto fino ad ora e delle soddisfazioni che potrà regalarci.

Matteo Pedemonte Gabriele Crivello

 

Musei Reali Torino

Uno stage di lavoro può essere più o meno utile ai ragazzi, può insegnare loro qualcosa sulla cultura, sul mondo del lavoro, nel quale si immergeranno se dopo le scuole superiori non vorranno più continuare gli studi, e molto altro..
L’ anno scorso le ex classi terze del Majorana sezione tecnico-economica, attuali quarte, sono state coinvolte in un progetto che ha permesso loro di imparare qualcosa, il quale ha avuto un buon impatto tra gli studenti, e ha dato loro la possibilità di svolgere molte ore di alternanza. Così  si è deciso di riproporre ai ragazzi, delle classi terze di quest anno, questa esperienza.
Per introdurci a questo progetto, Rosalba Fano, ex professoressa dell’istituto, ha tenuto delle lezioni a tutte e tre le sezioni di terza, riguardo la storia in generale e in particolare, la storia della nostra Torino.
Dieci ore di lezione durante le quali la professoressa ha cercato di trasmetterci la sua passione verso la storia, la cultura e l’arte di una famosa città. Con alcuni di noi è riuscita nell’intento di appassionarci, e invece con altri un po’ meno.
Nonostante ciò abbiamo seguito queste sue lezioni, al termine delle quali è stata somministrata una verifica delle competenze, per verificare ciò che abbiamo appreso.
Inoltre ci siamo recati in un pomeriggio al Palazzo Reale di Torino (sede di uno degli innumerevoli musei reali di Torino) , in Piazza Castello, dove ci sono stati spiegati quali sarebbero stati  i nostri compiti durante il periodo di stage-lavorativo, ed è stato il primo di una serie di tre incontri.
Pur non essendoci stati tutti e tre gli incontri, alcuni studenti si sono già immedesimati nel ruolo di assistenti alle guide, la prima volta è stata una domenica di marzo, la quale, essendo la prima domenica del mese, l’ingresso è stato gratuito, e questo ha portato una grandissima affluenza di persone in visita al museo, mal grado la pioggia che c’è stata.
Principalmente i nostri compiti sono di assistenza alle guide presenti nei vari punti del museo.
Le competenze richieste sono di una conoscenza basilare dell’inglese e del francese, per poter rispondere alle solite domande dei turisti in merito alla visita. Nel corso RIM gli studenti studiano anche lo spagnolo e questo può contribuire ad aiutare i visitatori spagnoli che si recano al museo. Oltre a queste tre lingue, alcuni studenti hanno deciso di partecipare a un corso in cui potranno apprendere la lingua dei segni, che potrà rivelarsi utile nel caso in cui delle persone sordo – mute volessero visitare i musei del Polo Reale di Torino.
Il resto dell’esperienza ve lo racconteremo alla prossima puntata.

Crivello Gabriele, Pedemonte Matteo, Balint Giulia

 

Uguaglianza e libertà coincidono sempre?

Il 30 novembre 2017 più di 120 scuole superiori di secondo grado hanno partecipato ad una conferenza streaming in collegamento con Milano per trattare il tema “UGUAGLIANZA E LIBERTA’ “. Presentatori e conduttori principali di questo incontro sono stati Gherardo Colombo, ex magistrato conosciuto per l’inchiesta “Mani pulite” e il fantastico Pierfrancesco Dilibero o meglio conosciuto come Pif, conduttore televisivo e radiofonico, nonché regista di alcuni film di grande successo come “La mafia uccide solo d’estate”.

L’input per la riflessione è stato dato ponendo subito una domanda generale: “Uguaglianza e libertà coincidono sempre?”. Su questo si è basato tutto l’incontro nel quale sono stati coinvolti sia i ragazzi di terza, quarta e quinta superiore e sia altri ospiti esterni, i quali hanno potuto esprimere una loro opinione e, non avendo tutti la stessa età, si è potuto vedere come viene affrontato un argomento come questo, molto sentito, ma poco discusso nel mondo dei giovani. Molti collegamenti sono stati fatti, ma il più importante è stato quello sulla “disparità sociale”, in particolare una disparità economica che contribuisce alla mancata uguaglianza tra le persone, che divide e crea fratture tra le classi sociali. L’intervento è stato fatto dal vicepresidente del giornale ” La Repubblica”, Sergio Rizzo,  il quale ha articolato la sua riflessione  ponendo un’altra domanda “Cosa vi rende felici? Come è cambiato oggi questo concetto, rispetto al passato?”. La risposta si lega ad un’altra riflessione sulla  diversità storica del concetto di felicità: un tempo era stare in famiglia, avere una vita tranquilla e un buon lavoro, ma l’arrivo della tecnologia  ha stravolto le cose, le relazioni, la vita di tutti. La tecnologia rappresenta un  paradosso, perché, se da un lato crea enormi disuguaglianze tra ricchi e poveri, dall’altro permette la nascita di posti di lavoro.

Dopo questo intervento, Gherardo Colombo ha  ripreso il discorso facendo alcuni esempi per riflettere sull’importanza delle scelte; scelte che molte volte possono compromettere la propria vita o quella degli altri; noi siamo influenzati, in realtà, dalle relazioni strette esercitando la nostra libertà.
Il temine uguaglianza, invece, ricorre spesso nella nostra Costituzione, in particolare nell’articolo 3, dove si afferma che tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge. Ciò non significa che siamo tutti uguali e dobbiamo essere trattati allo stesso modo, ma dobbiamo saperci relazionare con le singole situazioni. Ognuno di noi deve essere trattato a seconda delle sue condizioni fisiche e sociali, affinché tutti possano godere degli stessi diritti.

Grazie a questa conferenza si può dire che con le nostre azioni si imposta il futuro di tutti senza parlare di disuguaglianza o ostilità tra tutti coloro che vivono nello stesso ambiente sociale. Solo così  si riuscirà ad avere una convivenza molto più umana e dignitosa per tutti. Con questo concludo dicendo a tutti di riflettere profondamente e in modo morale sulle proprie scelte perché, alla fine, ci sarà sempre un riscontro positivo per ogni persona e per tutta la comunità.

Riccardo Sandrone

 

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Viaggio alla ricerca della Coscienza comune

 

 

 

 

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Che cos’è la Cittadella della legalità?
Lo stiamo sperimentando in questi giorni nella città della Valle dei Templi, che ci ospita. Vorremmo raccontarvelo, e non solo… Anche descrivere le nostre riflessioni ed emozioni vissute durante l’elaborazione di questo progetto.
È un progetto articolato in modo complesso, attraverso cui ci siamo confrontati tra di noi, e abbiamo conosciuto diverse realtà, attraverso alcune persone.
Francesco Pira, professore che si è occupato di illustrarci il problema del cyberbullismo, ci ha aiutato a riflettere, anche attraverso la sua precedente professione di giornalista, sull’utilizzo dei vari social network nel rispetto della personalità e della libertà altrui.

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Francesco Pira, insegnante presso un Università di Messina

 

Mario Campione, attraverso il suo lavoro nell’anti racket, ha raccontato quanto sia importante aiutare i cittadini vittime di racket e usura, sottolineando il fatto che sono gli stessi giovani a doversi formare una coscienza comune per poter sostenere l’idea e la costruzione della legalità e la salvaguardia di ogni singola persona, vittima di situazioni mafiose.

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Mario Campione, esperto in anti racket

Si occupa di coscienza comune anche FARM Cultural Park, un punto d’incontro, nato dalla necessità di aggregare idee e persone e di cambiare quella che era una città immersa da miniere e da palazzi anonimi. Ciò che ha spaventato i cittadini di Favara è stato il crollo di un palazzo in pieno centro storico. Questo avvenimento ha fatto scattare un campanello d’allarme tra i suoi abitanti, che hanno deciso di cambiare quella che era la loro città, e renderla un punto di aggregazione sociale, che oggi unisce più di mille studenti. Ecco un esempio di coscienza comune!
Vincenzo Carrubba, assessore del comune Joppolo Giancaxio che ha ospitato le presentazioni, ci ha parlato di come la sua volontà di ricordare le vittime della mafia, lo abbia spinto a riunire persone con uno scopo comune, in una marcia in loro onore ogni anno. Questa marcia non solo ricorda le vittime, ma sensibilizza la comunità sul tema della mafia.

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Assessore Comunale di Joppolo Giancaxio

 

È stato molto interessante scoprire come anche la CARITAS, associazione che si occupa di educare la società alla carità, sia attiva con la politica del territorio e collabori con le amministrazioni locali per far fronte al problema della povertà, che tutti noi crediamo strettamente economica, ma, in realtà, comprende tutto quello che ci rende fragili nei confronti del prossimo, come la solitudine, la tristezza o la mancanza di qualcosa non strettamente materiale.
Infine l’Associazione Saieva, ci ha fatto riflettere sulla presenza delle barriere architettoniche che non agevolano, spesso, la vita delle persone disabili; sull’importanza del diritto di istruzione e su quanto sia importante la presenza dei diritti che regolino i diritti per queste persone.
Che cosa è, dunque, la Cittadella della legalità?
La Cittadella della legalità siamo noi giovani, con una nuova coscienza comune, che ci rendiamo parte attiva per la costruzione della nostra società, consapevoli sì delle difficoltà, ma soprattutto dell’importanza dell’impegno collettivo, per la tutela dei nostri diritti e la consapevolezza dei nostri doveri, affinché possano anche essere trasmessi alle generazioni future.

Elisa Battista Leonardo Castaldo Tânia De Brito Giorgio Rivetti 

 

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La diversità, ovvero la sensibilità della vita

Elisa ( Sally Hawkins) è la giovane donna muta e sensibile, che lavora in un laboratorio di ricerca scientifica di fama internazionale di Baltimora; nel luogo si intrecciano questioni di spionaggio e di guerra fredda tra russi e americani.

Elisa è legata da profonda amicizia a Zelda, (Octavia Spencer) la splendida collega afroamericana con la quale condivide il lavoro di pulizie dei numerosi laboratori e con cui  lotta per aiutarla a far valere i suoi diritti di donna dentro il matrimonio e la società, e vive con  Giles, ( Richard Jenkins) artista omosessuale, discriminato sul lavoro, con una sensibilità al di fuori dal comune. Queste creature rappresentano la diversità, la lontananza  da un mondo di mostri dall’aspetto consueto e rassicurante. Sono lontani dalla produttività economica escludente, dall’arrivismo sociale, dalla guerra tra stati, ma sono carichi di una vita che oltre le apparenze, che sa ascoltare, sa condividere, sa guardare oltre…

Quando scoprono che in laboratorio è stata portata  una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità, usata per far studi e per distinguere la forza di uno stato, sono pronti ad unirsi per salvarla e ridarle la libertà a costo della loro stessa vita.

Elisa si innamora ed è ricambiata di quell’essere misterioso, capace di vivere tra acqua e aria e, da donna silenziosa e apparentemente fragile, si trasforma nella mente di un piano pericoloso ed ardito.   Riesce a fare i conti con una gerarchia ostile, incarnata dal dispotico Strickland, (Michael Shannon) deciso a tutto per garantirsi e garantire al suo Paese un futuro stellare nella piena corsa contro i russi; riesce a rapire la creatura e a riportarla tra le acque dell’oceano, con la quale scende anche lei, finalmente unita per sempre in un abbraccio oltre la vita umana.

Guillermo del Toro sa tradurre le affinità che gli esseri umani di sensibilità lontane ed ancestrale hanno con mondi ancestrali e nascosti. The Shape of Water ci conduce in un nuovo continente, tra mare e terra, e ci fa assaporare mondi sconosciuti o che fanno semplicemente paura…

Elisabetta Boschiggia

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Un incontro inaspettato con Tino Sehgal

Le OGR di Torino sono uno spazio unico e indiscutibilmente affascinante per architettura, design, arte, storia. Il fascino si arricchisce, poi, di mistero e trasporto fantasioso, quando è animato dai corpi delle persone di Sehgal, che si compongono in infiniti movimenti e figure, si rincorrono a vicenda o percorrono mete singolari ed è avvolto da musicalità vocali insolite, da armonie cosmiche che riempiono spazi per smaterializzarli. Un ragazzo e una ragazza strisciano sul pavimento, uniti da una coreografia che anche l’occhio inesperto può riconoscere. Tanti corpi si sollevano e volano o si spalmano nello spazio della terra e lo amplificano con le loro movenze, mentre il pubblico sta, sempre più vicino alle pareti  di questo spazio onirico, quasi a volersi dissolvere. Una bimba entra nell’opera e gioca a imitare quelle figure, lasciando fuori il mondo che conosce per entrare, finalmente, nello spazio fantastico della sua mente.  Gli spettatori sanno che non possono fotografare, né riprendere e si lasciano, così, coinvolgere negli spazi immateriali della materia.

Tino Sehgal, economista e coreografo anglo-tedesco, performer che non performa, non ama dilungarsi in spiegazioni dei suoi lavori.  A Venezia, in occasione della 55 Esposizione Internazionale d’Arte del 2013, ha vinto il Leone d’Oro, il massimo premio assegnato dalla giuria della Biennale e riservato alla gloria intima di un singolo artista presente in esposizione.  L’autore ha anche ricevuto riconoscimenti per le produzioni d’indubbio prestigio, come la mostra monografica messa in scena al Guggenheim Museum di New York nel 2010, il lavoro These Associations, performance commissionata dalla londinese Tate Modern, che ha animato il maestoso spazio della Turbine Hall tra luglio e ottobre 2012, o This Variation, performance “al buio”, pensata e realizzata per Kassel.   Il risultato finale dei suoi workshop è incredibilmente intenso; da un groviglio di spunti inconcludente, Sehgal inanella un discorso che parla dell’uomo, su vari livelli, partendo dall’istintività del corpo fino ad arrivare all’intimità  del racconto orale.

Il visitatore alle OGR si trova a camminare in una ampia navata e vede dei piccoli gruppi di persone. Qualcuno si avvicina a lui, parlandogli, descrivendogli una situazione personale, un episodio banale, un evento minimo. Un signore di mezza età racconta di un episodio capitatogli alla Duna del Pilar quando il suo cane aveva rubato il bastone di un anziano per giocare e, poi, non volendoglielo più ridare, aveva “costretto” il vecchio a regalarglielo… e a terminare il lungo percorso della duna senza la terza gamba…

Ogni spettatore conserva quelle voci fatte di suoni nuovi e quelle immagini di disegni umani, composte e ricomposte, e resta avvolto come da un regalo immateriale.

ELISABETTA BOSCHIGGIA