IL PERDONO: UNA GRANDE TERAPIA!

La scuola non dà solo la possibilità di seguire classiche lezioni di apprendimento, ma ci permette di assistere a corsi di formazione che aiutano ad avere una visione sulla quotidianità e  a riflettere sui nostri comportamenti.

Martedì 10 Gennaio, nell’IIS Majorana-Marro di Moncalieri si è tenuto il primo incontro del progetto “Il valore del perdono” a cui hanno partecipato le classi terze. Questo laboratorio di dialogo è stato presentato dal dottore Antonio De Salvia, che si occupa dei fenomeni di disagio sociale e realizza da ventitre anni percorsi di prevenzione e di educazione alla legalità.

Abbiamo avuto modo di iniziare a confrontarci su due concetti in antitesi tra di loro: quello del perdono e quello della vendetta.

Il perdono è un atto di umanità e generosità che induce all’annullamento di qualsiasi desiderio di vendetta. Cos’è la vendetta? È il desiderio personale di infliggere un danno materiale o morale a qualcuno che, in precedenza, ci ha arrecato un oltraggio o un’offesa.

Un’offesa è una ferita che rischia di compromettere il nostro presente, ma soprattutto il nostro futuro. Essa può essere affrontata con modalità molto differenti. La modalità più immediata, diretta ed impulsiva è quella legata alla rabbia personale di chi ha ricevuto l’offesa, che vuole immediatamente rispondere al danno subito con un’altra offesa. Questa reazione comporta, un atto di negatività, prima di tutto verso se stessi. Col tempo l’offesa può essere rimarginata attraverso il perdono, dal latino medievale: perdonare, composto di per , rafforzativo, e di donare, è un dono per se stessi, perché portare rancore provoca un accumulo di tensione, causa stress e rovina le relazioni, non solo quelle con le persone che hanno offeso, ma qualsiasi relazione con la gente che circonda. Il perdono è uno strumento potente, ma molte persone non comprendono quanto possa essere liberatorio. Perdonare toglie un peso e non fa dipendere dall’ira e dalla necessità di vendetta, libera la mente e permette di prendere decisioni meditate e coscienti.

Ci piace concludere questo articolo sul perdono con una celebre citazione di  NELSON MANDELA.

“Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente.”

 

Bosso Virginia e Gloria Alisetta

 

 

 

Perchè la birra è terra: la filosofia della Baladin

Noi studenti delle Classi terze dell’IIS Majorana_Marro di Moncalieri Sezione Tecnico-economica ci siamo recati a Piozzo, in provincia di Cuneo, per visitare uno tra i birrifici più antichi e ricchi di storie della terra italiana, la BALADIN.

Cosa significa Baladin?

Baladin assume il suo significato dalla lingua francese; la traduzione di questa parola è “cantastorie”, perchè era un luogo dove si raccontavano storie e dove si riunivano i giovani ragazzi per stare in compagnia. Inoltre, come si verifica ogni mercoledi, da ormai trent’ anni, vengono musicisti che suonano e raccontano le proprie storie.

La storia della Baladin ha inizio nel 1986, quando Teo Musso affittò un locale molto piccolo nella piazza centrale di Piozzo dove, al pianterreno, c’era il luogo di ritrovo dei ragazzi , e al piano superiore Teo abitava con la sua compagna conosciuta in Francia;  per questo motivo il pub prese un nome di origine francese. All’ inizio la Baladin fu uno dei pochi pub a vendere birra nel territorio italiano, nonostante si trovasse nelle Langhe, dove ci sono i miglior vini italiani e addirittura mondiali. Dal 1996 la Baladin ha smesso di vendere birre di marca e ha incominciato a vendere la birra di produzione propria e a trasformasi in un brewpub (produzione e vendita diretta di birra). Nel febbraio 1997 nasce Super, la prima birra in bottiglia di Baladin, venduta anche al di fuori del pub.

L’ azienda offre moltissime birre, eccone alcune:

Una delle caratteritiche principali dell’ azienda, che la distingue dalle altre, è che non compra nessuna materia prima, infatti a 800 metri di distanza dalla fabbrica c’è un grandissimo campo di luppolo. Un altro elemento fondamentale sono i macchinari tecnologicamente all’ avanguardia, con sistemi di antifurto su ognuno di esso.IMG-20170512-WA0008.jpg

Pare superfluo dire che tutti noi siamo rimasti affascinati dalla storia della Baladin e contenti della visita effettuata! Consigliano a tutti vivamente una gita a Piozzo!

Simone Frascella e Fabio Onorato

Alternanza scuola-lavoro: un valore aggiunto

Negli ultimi anni la focalizzazione sulle priorità dell’istruzione e della formazione è ulteriormente cresciuta, anche per il pesante impatto della crisi economica sull’occupazionne giovanile. A questo riguardo la legge italiana 107 del 2015 ( la Buona Scuola) obbliga gli studenti di tutte le scuole superiori a svolgere un percorso di alternanza scuola-lavoro nell’arco degli ultimi tre anni.

La finalità della riforma “Buona Scuola” del governo Renzi è quella di migliorare sia l’istruzione che la formazione degli studenti, comprendendo obiettivi quali la cittadinanza attiva, lo sviluppo personale e l’apprendimento di competenze e conoscenze che potranno essere utili nel mondo lavorativo. Questa riforma permette agli studenti, non solo di mettere in pratica le conoscenze teoriche, ma anche di incontrare i vari settori del lavoro, per orientarsi in un futuro.

Il vero obiettivo di questo progetto è aiutare i giovani ad apprendere competenze coerenti seguendo il percorso di studi scelto. L’incontro con nuove realtà lavorative, prima sconosciute e l’esperienza medesima rendono l’alternaza una buona iniziativa.

Sono, comunque, molti coloro che criticano l’alternanza scuola-lavoro, traducendo questa esperienza solo in negativo; spesso viene interpretata come uno sfruttamento del minore e come perdita di ore di lezione e di studio. Il sistema scolastico italiano si sta, dunque, confrontando con le problematiche che la riforma in sé presenta, da un punto di vista pratico, ma che, in via teorica, porterebbe grande sviluppo ad un’idea di scuola ancora molto datata.Alternanza scuola lavoro hostess e stewart

Studenti della 3B dell’Istituto Majorana-Marro Sezione tecnico-economica come hostess e stewart (Sebastian CRETU, Gloria ALISETTA, Virginia BOSSO e Oscar BERGIA).

 

Virginia BOSSO e  Gloria ALISETTA

IL RAGAZZO DI CALCINATE CHE ALZÒ LA CRESTA

 

Dopo aver dato i suoi primi calci all’oratorio di Gorlago e successivamente nella Grumellese, sostiene un provino con l’Atalanta che, purtroppo per lui, non andò a buon fine.

L’Albinoleffe notò, però, del potenziale nel ragazzo bergamasco, decidendo così di chiamarlo a giocare in società, dove debuttò ufficialmente in prima squadra nella stagione 2011/12, con otto presenze in Serie B e due goal contro Juve Stabia e Livorno. Nella stagione successiva l’Albinoleffe retrocede in Lega Pro e il Gallo diventa titolare inamovibile della formazione lombarda con 31 presenze coronate da 12 reti. Che dire? Un buon inizio!

Andrea Belotti torna nella serie cadetta nel settembre del 2013 sotto formula di prestito oneroso con diritto di riscatto. Il 24 settembre esordisce coi rosanero e il 5 ottobre segna la sua prima rete contro il Brescia. Grazie ai suoi 10 gol contribuisce alla promozione del Palermo in Serie A con ben 10 giornate d’anticipo. Al termine della stagione Zamparini non ha dubbi: riscatta Andrea dall’Albinoleffe. Il Gallo è ufficialmente rosanero.

Il 31/08/2014 a soli 20 anni debutta in Serie A contro la Sampdoria mentre parte come titolare contro il Napoli il 24/09 segnando una doppietta. Da lì in poi diventerà una pedina fondamentale per la formazione siciliana, lottando su ogni pallone e terminando la stagione con 6 gol. Durante la sua permanenza a Palermo conosce la sua attuale fidanzata, Giorgia, di cui è innamorato pazzo. 

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Nell’estate del 2015 viene acquistato dal Torino per 8,5 milioni (l’acquisto più costoso dell’era Cairo fino ad allora), dove segna il suo primo gol sotto la Maratona contro il Bologna, sbloccando una partita non semplice. La stagione va a gonfie vele, entrando nel cuore dei tifosi del Toro.

Il 27 agosto 2016 viene convocato per la prima volta in Nazionale dal CT Giampiero Ventura, suo ex allenatore a Torino, esordendo contro la Francia lo 01/09. Il 09/10 alla sua prima ta titolare con gli Azzurri segna contro la Macedonia.

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Nella stagione 2016/17 si conferma un fuoriclasse segnando nel derby contro la Juventus e essendo in vetta alla classifica marcatori.

ANDREA I TIFOSI TI AMANO RESTA CON NOI A TORINO CHE L’ANNO PROSSIMO CI ANDIAMO A PRENDERE L’EUROPA.

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Fabio Onorato      Instagram: fab_ono21

Oscar Bergia     Instagram: oscar_bergia

BOMBAWEB – Majorana-Marro Moncalieri

Alcolismo: una moda per i giovani che porta alla morte

Negli ultimi anni, secondo gli studi e indagini statistiche, un giovane su quattro tra 15 e 29 anni, in Europa, muore a causa dell’alcool. L’abuso di bevande alcoliche, chiamato etilismo, non solo provoca gravissime patologie, ma anche lesioni al sistema nervoso periferico.

I giovani usano, spesso, l’alcool come una sostanza che dà piacere e come passa-tempo per trascorrere una serata alternativa tra amici. Tuttavia i rischi per i giovani di età inferiore ai 20 anni sono ancora più gravi rispetto a quelli causati ad un adulto; nel corpo umano di un adolescente, infatti, non sono ancora presenti gli enzimi destinati alla metabolizzazione dell’alcool.GIOVANI-ALCOL

Gli studi evidenziano anche che gran parte degli incidenti automobilistici è provocata da giovani che guidano in stato di ebbrezza. Le forze della polizia si ritrovano sempre più spesso ad arginare il fenomeno, che raggiunge picchi spaventosi nel fine settimana, in cui aumentano gli incidenti stradali, che vedono, soprattutto, coinvolti ragazzi usciti da discoteche ubriachi e sotto effetto di stupefacenti. Questo drammatico aspetto dimostra quanto il fenomeno dell’alcolismo sia sottovalutato dai giovani e come non si rendano conto degli effetti e dei danni che può provocare.

Nonostante nelle scuole venga offerta adeguata informazione a riguardo dei pericoli legati all’alcool, sia nelle singole classi, sia attraverso diversi progetti che riguardano tutti gli studenti, i comportamenti sbagliati permangono e denotano la mancata capacità di comprendere le conoscenze fornite.

Noi due ragazze adolescenti  ci rendiamo conto, uscendo il sabato sera, con i nostri amici, quanto sia difficile per molti di loro essere capaci di gestire razionalmente le bevande alcoliche e, quindi, di trascorrere una serata in equilibrio ed amicizia serenamente. Con questo ci auguriamo che i giovani possano essere più consapevoli e più responsabile

Virginia BOSSO e Gloria ALISETTA

 

L’indifferenza verso i Trisome game (e nei confronti dei down in generale…)

Dal 17 al 21 luglio scorso, si sono svolti i primi giochi per atleti esclusivamente down a Firenze. Nonostante le ottime prestazioni italiane, l’evento ha avuto decisamente poco clamore, soprattutto se confrontato con le Paraolimpiadi… Per capirne il perché, notiamo come vengono trattate le persone con la trisonomia 21 in Europa…

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Finalmente esistono dei giochi per i ragazzi Down, la “condizione genetica” in cui le persone nascono con un cromosoma in più nelle loro cellule. Inoltre, la sindrome di Down non è una malattia e non può essere curata: è una caratteristica della persona che la accompagna per tutta la vita.

Proprio come successe nel 1960 con le prime paraolimpiadi della storia a Roma, l’Italia è stata protagonista della prima edizione dei primi giochi per ragazzi down, svoltasi il luglio scorso a Firenze. È stato un evento mondiale: c’erano rappresentati cinque continenti, con quasi 500 atleti, 86 italiani, di 36 nazioni e altri 500 fra tecnici, arbitri, dirigenti. Non male. Gli atleti si sono sfidati in 9 discipline sportive: futsal, nuoto e nuoto sincronizzato, ginnastica artistica e ritmica, judo, atletica, tennis e tennistavolo.

Per l’Italia è stato un vero trionfo: siamo arrivati primi nel medagliere,  con 109 medaglie (46 d’oro, 34 d’argento e 29 di bronzo) davanti a Messico e Sudafrica a completare il podio.

Per via dell’organizzazione di questa edizione, i Trisome Games sono diventati a tutti gli effetti parte del calendario sportivo paralimpico mondiale.

Se non fosse stato per merito dell’articolo della “Gazzetta dello sport” sui Trisome game di Claudio Arrigoni, io non sarei stato al corrente dei giochi. La poca pubblicità di questo evento mi ha sorpreso. Perché, è vero che le paraolimpiadi in generale non sono mai state prese molto in considerazione, ma quest’anno grazie alle stupende vittorie e filosofie di vita di Bebe Vio e di Alex Zanardi la tendenza sembrava invertita. I due atleti vincenti, hanno  parecchia popolarità: spesso sono intervistati e si trovano nelle copertine di giornali o nei programmi televisivi. Sono diventati eroi nazionali, un simbolo sul non porsi mai limiti, sul non smettere mai di sognare e l’emblema contro i pregiudizi contro i disabili. Insomma, praticamente tutta Italia si è immedesimata con compassione, marciandosi anche su.

Di conseguenza, mi domando, perché i trionfi dei ragazzi down sono stati così tanto snobbati? Non bisognerebbe celebrare anche i loro trionfi? Quanti conoscono Maria Bresciani? La portabandiera alla cerimonia inaugurale, ha vinto 14 medaglie nel nuoto (6 oro, 4 argento e 4 bronzo), portando il suo bottino internazionale a 63 con Mondiali ed Europei (42 oro, 11 argento e 36 bronzo). E quanti conoscono i nomi dei giocatori della nazionale Futsal (calcetto a 5 in palestra) che ha portato in finale entrambe le compagini italiane? Oppure quanti conoscono, per ritornare negli sport individuali, la nuotatrice Dalila Vignando (3 oro, 4 argento e  1 bronzo) o nell’atletica, le vittorie di Nicole Orlando, la madrina dell’evento tra l’altro, con 6 medaglie (3 oro, 2 argento, 1 bronzo) e di Giulia Pertile con 4 medaglie (3 oro, 1 argento). Quanti sanno chi è Riccardo Maino, protagonista dei giochi grazie alla ginnastica (1 oro, 1 argento, 2 bronzo)? Mica briciole come risultati no? Eppure, niente, nessuno ne parla.

 Il 17 aprile, si sono svolti i primi mondiali di Futsal in Portogallo: in finale l’Italia ha sconfitto i lusitani padroni di casa per 4 a 1 e ,anche in questo caso, voi ne avete sentito parlare?

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Riccardo Maino

 

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Maria Bresciani

 

 Facendo un discorso più ampio e ambizioso, si capisce il motivo per cui le imprese sportive dei ragazzi con la trisonomia 21 non vengono pubblicizzate. Il problema non è dell’Italia, o almeno non solo. Il problema è che ci stiamo “immergendo” in una società e in una cultura in cui non esisteranno più. Non ci sarà più posto per loro. Eloquente il caso dell’Islanda, primo stato ufficiale in cui vige il “Down free”, ovvero l’aborto nel caso in cui si ha il cento per cento di nascita futura di un bimbo down; infatti, è da cinque anni in cui nell’isola nordica non nascono bimbi con un cromosoma in più. E l’Islanda, non è l’unico stato con obiettivi simili:

  • In Danimarca, nel 2015, sono nati solo trentuno bambini con quella disabilità e il paese si avvia in dieci anni a farli scomparire del tutto;
  • Anche la Svezia punta a farli scomparire del tutto in tempi brevi;
  • In Norvegia, nove gravidanze su dieci vengono abbandonate;
  • In Olanda siamo al 92 per cento del totale, con il ministro della Salute, Edith Schippers, che nei giorni scorsi ha detto:

     “la società deve accettare che i bimbi Down scompaiano dalla nostra vista”.

  • In Francia siamo al 96 per cento di aborti per i Down;
  • In Spagna, il numero dei bambini Down è diminuito nell’ultimo quarto di secolo di più del cinquanta per cento;
  • In Germania, nove gravidanze su dieci vengono terminate in presenza di questa anomalia cromosomica.

Il giornale tedesco “Spiegel”, ha realizzato un servizio molto interessante, spiegando che le persone con la sindrome di Down hanno una forte presenza sui cartelloni pubblicitari e nelle campagne per una maggiore inclusione, mentre ce ne sono sempre meno di loro (come è visibile dalle statistiche precedenti). Un paradosso di come gira il mondo oggi.

Io la penso come il pediatra, nonché scopritore della causa della sindrome in questione, Jérôme Lejeune:

” I miei studenti mi chiedevano perché continuassi a lavorare sulla trisomia, dopo tutto i feti potevano essere eliminati. Io vedevo nella trisomia 21 il sintomo di una malattia. Loro il sintomo della morte. Non condanno un membro della mia stirpe”.

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Lejeune

 

Sinceramente non riesco a capire il senso di queste direttive stupide  con una inaudita crudeltà gratuita, di questi stati, che tra l’altro, dettaglio da non sottovalutare, sono stati democratici e “moderni”. Certe iniziative me le sarei aspettate da stati dittatoriali, come la Corea del Nord, non di certo dall’Islanda, un’ innocua isola vulcanica in cui muoiono soltanto 1,8 persone all’anno di media per omicidio, perché a quanto pare, uccidere in feltro non vale come omicidio. Inoltre, è secondo nella classifica tra gli stati più felici al mondo. Sempre se non sei down…

Siamo sicuri che essere uno stato all’avanguardia, moderno, con un occhio per il futuro non è un tornare indietro? Io ho le mie perplessità…

orlando

Andrea Agosto

Classe 5º A

Come uscire dall’Unione Europea e vivere felici

La Gran Bretagna è ufficialmente in marcia verso l’indipendenza dall’Unione Europea. Difatti, il 28 marzo, il Parlamento europeo ha ufficializzato la richiesta al Primo Ministro britannico, Theresa May, di invocare i principi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

1. Any Member State may decide to withdraw from the Union in accordance with its own constitutional requirements.

2. A Member State which decides to withdraw shall notify the European Council of its intention. In the light of the guidelines provided by the European Council, the Union shall negotiate and conclude an agreement with that State […]

In breve, tutti gli Stati membri possono appellarsi all’articolo per uscire formalmente dall’Unione Europea, ma ciò implica che tutti i trattati stipulati come membri dell’UE cessino di essere validi. Per questa ragione, la Gran Bretagna avrà due anni di tempo (la durata dell’iter di uscita) per stipulare nuovi trattati economici e politici con l’Unione Europea, in quanto è stato previsto che i singoli Stati membri non potranno essere parte di accordi bilaterali.

L’Europarlamento ha dichiarato che tutte le modifiche verranno prese dall’Unione Europea e la Gran Bretagna dovrà adattarsi, come ha poi confermato Theresa May. Il Primo Ministro ha consegnato la lettera con l’appello e ha ricevuto una risposta amara dal Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, secondo il quale quella dei britannici è ‘una scelta che rimpiangeranno un giorno’. Anche il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, infierisce sulla scelta inglese, concludendo la dichiarazione di risposta del Regno Unito con ‘questo non è un giorno felice, né per Londra né per Bruxelles. Grazie e arrivederci.

La May, però, è rimasta di ferro davanti ai commenti esteri, ribadendo che il Paese non sarebbe tornato indietro da una scelta democratica e che la Gran Bretagna ne sarebbe uscita a testa alta. Ma la Scozia e l’Irlanda del Nord continuano a non esser d’accordo con il leave. Il disaccordo era già stato avanzato dalla Scozia dopo i risultati del referendum di giugno, dove il forte sentimento europeo degli scozzesi aveva portato a parlare di un secondo referendum per staccarsi dalla Gran Bretagna ed avere la possibilità di rimanere parte dell’UE come Stato indipendente. Le ‘minacce’ si sono tramutate in realtà ora che Nicola Sturgeon, Primo Ministro scozzese, ha avviato le pratiche per un referendum.

Insomma, la Gran Bretagna si ritrova nel mezzo di due scissioni importanti che stanno portando scompiglio in Europa ma pare che gli inglesi vogliano proseguire imperterriti il loro percorso di ‘indipendenza economica’, fiduciosi della forza del loro Paese. Nel frattempo, i paesi europei cavalcano l’onda dello scompiglio inglese per spartirsi quella che sarà l’eredità britannica all’UE: tra dibattiti su se e quale lingua rendere ufficiale all’interno dell’Unione e la battaglia diplomatica su quale città rendere la nuova casa dell’EMA (European Medicines Agency) dopo il trasferimento obbligatorio da Londra, tutti gli Stati, Italia compresa, si danno da fare per emergere nella Comunità e per ottenere gli accordi migliori con la Gran Bretagna, senza però rinunciare alla punta di risentimento che si prova dopo l’addio ufficiale del Regno Unito alla famiglia europea.

Melanie Gammicchia e Isabella Vella

La battaglia di Hacksaw Ridge

Andrew Garfield è il giovane Desmond Doss, cresciuto in Virginia.  E’ stato educato secondo la fede della Chiesa avventista del Settimo giorno e ha una spiccata moralità legata al comandamento del non uccidere da quando ha per poco ucciso accidentalmente suo fratello minore Hal, mentre lottavano in modo esagerato per gioco. Durante la sua giovinezza Desmond soccorre un uomo rimasto ferito, mentre sta riparando la propria vettura portandolo all’ospedale, dove incontra Dorothy Schutte, un’infermiera. Nasce l’amore e Desmond le confida il desiderio di intraprendere una carriera medica.  Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Desmond ha intenzione di arruolarsi per aiutare le persone in difficoltà. Essendo, tuttavia, contro l’uso della violenza, Desmond vuole servire l’esercito solo per soccorrere i soldati feriti. Suo padre Tom, turbato veterano della Grande guerra, è profondamente irritato dalla decisione del figlio. Prima di partire  per la Carolina del nord,  Desmond chiede la mano a Dorothy e lei accetta di sposarlo.

Posto sotto l’addestramento del sergente Howell, è meritevole per le prestazioni fisiche, ma diventa un emarginato tra i suoi commilitoni quando rifiuta di prendere il mano un fucile e di partecipare alle esercitazioni il sabato. Howell e il capitano Glover tentano di espellere Doss per motivi psichiatrici, ma il loro superiore non è d’accordo. Howell tormenta Doss sottoponendolo a lavori estenuanti, sperando di scoraggiare Doss e farlo dimettere di sua spontanea volontà. Una notte, il povero  Doss viene barbaramente pestato dai suoi commilitoni; tuttavia non denuncia i suoi commilitoni e continua ad addestrarsi con tenacia.

Completata la formazione di base, si sposa con Dorothy. Viene, poi, arrestato per insubordinazione per il suo rifiuto di portare un’arma da fuoco. Dorothy va a trovare Doss in prigione e cerca di convincerlo a dichiararsi colpevole in modo che possa essere rilasciato senza accuse, ma Doss si rifiuta di compromettere la propria fede.  Al  processo, Doss  dichiara la sua innocenza ma prima di essere condannato, il padre interviene entrando in tribunale con una lettera da un ex comandante, affermando che il pacifismo di suo figlio è protetto da una legge del Congresso.  Le accuse contro Doss vengono così respinte, e lui e Dorothy riescono a sposarsi. E così che Doss porta il suo incessante ed eroico operato nella 72° Divisione di Fanteria, condotta a combattere ad Okinawa, per aiutare la 96° Divisione, incaricata di sorvegliare la scarpata di Maeda, detta “Hacksaw Ridge”. Nella lotta iniziale, entrambe le parti sostengono pesanti perdite. Doss salva  diversi soldati, compresi quelli con lesioni gravi. Gli americani si accampano per la notte e Doss si ripara in una trincea con Smitty, un compagno della squadra che era stato  il primo a chiamarlo codardo. Doss rivela che la sua avversione verso le armi nacque quando puntò contro suo padre quella stessa pistola che questi minacciava di usare su sua madre. Tra i due nasce una nuova intesa.

Al  contrattacco massiccio dei Giapponesi, che spinge gli americani al largo della scarpata, quando Smitty viene ucciso e molti soldati rimangono feriti sul campo di battaglia, Doss sente le grida di agonia dei soldati morenti e decide di tuffarsi di nuovo nella carneficina. Schivando i colpi dal nemico, Doss conduce i soldati feriti a bordo della scarpata e li cala giù con una corda. Ogni volta che ha tratto in salvo un soldato, Doss desidera tentare di salvarne un altro. Le decine di feriti recuperati da Doss, creduti morti, sorprendono l’insediamento americano sotto la scarpata. Alle prime luci del giorno, Doss trova Howell e i due uniscono gli sforzi per fuggire da Hacksaw Ridge sotto il fuoco nemico.

Il capitano Glover si congratula con Doss dicendogli che gli uomini da lui salvati sono ispirati dai suoi sforzi miracolosi, e non hanno intenzione di lanciare il prossimo attacco senza di lui. Nonostante sia sabato, Doss si unisce ai suoi commilitoni dopo aver terminato le sue preghiere. Con i rinforzi degli americani, le sorti della battaglia si rivolgono. Nel corso di un agguato teso da alcuni soldati giapponesi che fingevano la resa, Doss riesce a salvare Glover e altri scalciando lontano le granate nemiche rimanendo ferito. Ciò nonostante, la battaglia è ormai vinta. Doss viene calato giù dalla scarpata su una barella sospesa, stringendo la piccolaBibbia che gli ha dato Dorothy.

Per avere salvato 75 soldati a Hacksaw Ridge, Doss ha ricevuto la medaglia d’onore dal presidenteHarry Truman. Doss è rimasto sposato con Dorothy fino alla sua morte nel 1991. Doss smise di vivere il 23 marzo 2006, all’età di 87 anni.

Questo è solo il racconto degli eventi del film che tiene lo spettatore con il fiato sospeso dal primo all’ultimo istante, portandolo a vivere ogni secondo della vita e delle imprese di Doss, quasi a respirarne la sua stessa aria, a sentirne le pulsazioni del cuore che va in tachicardia troppe volte di fronte ad emozioni impossibili da gestire e a paure inesprimibili. Le sue imprese belliche intraprese con l’animo della non-violenza fanno pensare che tutto sia frutto di una finzione, di una mera utopia. Eppure tutto ciò è accaduto veramente e ha prodotto miracoli incredibili tra i medesimi soldati che, inizialmente, avevano ostacolato Doss e gli avevano anche fatto del male. I medesimi commilitoni che, in battaglia e nei passaggi più difficili, non volevano rientrare a combattere senza la sua presenza e la sua forza interiore.

Non basta un plauso all’attore Andrew Garfield, di cui già si conoscono le qualità e i talenti ( si pensi a Silence) e che in questo film ha saputo dar prova di destrezza interpretativa e di bravura attoriale uniche. La regia di Mel Gibson, le scenografie, il montaggio e le musiche hanno fatto il resto.

Elisabetta Boschiggia

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