Generazioni a confronto nell’auditorium RAI di Torino

“Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra”. Nella citazione tratta dal romanzo “Chiave a stella”, lo scrittore piemontese Primo Levi mostra una verità che non molti conoscono. Spesso l’uomo intraprende un’attività lavorativa perché costretto per esigenze economiche, per la sopravvivenza. Ma è sconfortante pensare che l’uomo trascorra la maggior parte del suo tempo a intraprendere un lavoro che non ama, esclusivamente come fonte di guadagno. Attualmente, in una realtà come quella italiana, dove la crisi ha preso il sopravvento, è ardua la trasformazione della propria passione in lavoro, e ci si rassegna ad accettare un’occupazione indipendentemente dal fatto che piaccia o meno. Il lavoro è una risorsa caratterizzata da scarsità, si tratta di un bene raro e il lavoro che piace è un lusso riservato a pochi. Tutto ciò getta le nuove generazioni nello sconforto.

Un messaggio di speranza  è stato lanciato in occasione della cerimonia di consegna dei premi della “Fedeltà al lavoro e per il progresso economico 2015”, presso l’Auditorium RAI “Arturo Toscanini” di Torino, domenica 27 novembre 2016. La manifestazione nasce per volontà della Camera di Commercio torinese ed è giunta immagine-2alla 64esima edizione al fine di donare un giusto riconoscimento a coloro che hanno contribuito con impegno costante alla crescita dell’economia locale come i lavoratori dipendenti in servizio o in pensione che hanno dedicato almeno 35 anni di attività alla stessa azienda, gli imprenditori che hanno gestito un’impresa da almeno 35 anni o hanno ereditato e continuato un’attività imprenditoriale con più di 50 anni di vita. Il premio viene dato anche a chi ha svolto un’attività sia come lavoratore dipendente sia come imprenditore per almeno 35 anni. Sono uomini e donne che hanno vissuto momenti di sconforto ma che hanno sempre e comunque amato il loro lavoro. In questa circostanza si può osservare nel loro sguardo soddisfazione e commozione. Inoltre, nell’ambito della cerimonia la Giunta della Camera di Commercio ha voluto istituire un riconoscimento per tutti gli studenti degli istituti superiori tecnici e professionali, che si sono diplomati con i punteggi pari a 100/100 e lode. È sono proprio gli studenti ad essere i destinatari dei messaggi rivolti da quei lavoratori premiati per la Fedeltà al lavoro,che ribadiscono come sia necessario riacquistare la fiducia necessaria per guardare al domani, a un futuro a colori anche se non sarà facile, e vi sarà la necessità di rimboccarsi le maniche. Ma la domanda potrebbe sporgere spontanea. Perché la premiazione non è rivolta anche a studenti liceali? Il liceo è stato da sempre considerato come scuola di élite, a cui facevano accesso gli studenti particolarmente meritevoli e orientati alla prosecuzione degli studi universitari; gli istituti tecnici e quelli professionali esclusivamente riservati a coloro che non amavano studiare. Non è così. Non devono essere considerati come scuole di secondo piano, ma, al contrario, una valida scelta perché la formazione tecnico-professionalizzante permette sia di acquisire un bagaglio di conoscenze pronte ad essere applicate sul campo,sia di proseguire con qualsiasi percorso di studi. È in virtù di queste considerazioni che la Camera di Commercio ha voluto introdurre un premio riservato agli studenti particolarmente meritevoli già pronti ad un inserimento nel mondo del lavoro. La scelta delle scuole superiori non può essere legata a pregiudizi  o alla mancanza di informazioni. Si ha la certezza, tuttavia, che nessuna scuola è in grado di garantire un futuro e come molto dipenda dai risultati che gli studenti riescono ad ottenere. È necessaria la passione e la tenacia nel portare a termine gli obiettivi prefissati. Queste sono le doti che appartengono a una donna insignita del titolo di “Torinese dell’anno”: Evellina Christillin. Una donna che può essere d’esempio per molti giovani. Ha contribuito fortemente al percorso di crescente visibilità del nostro territorio, oggi meta turistica internazionale: dal sogno dei Giochi Olimpici invernali diventato realtà nel 2immagine-1006, al traguardo raggiunto dal Teatro Stabile, riconosciuto sotto la sua guida “Teatro Nazionale”, fino al processo di rinnovamento e ai record del Museo Egizio di cui è Presidente. Il suo impegno è stato apprezzato a livello italiano, con la nomina del Governo a Presidente dell’Agenzia Nazionale del Turismo, e recentemente anche a livello internazionale, quando la Federazione mondiale del calcio l’ha eletta per acclamazione nel suo Consiglio. È una donna che è riuscita a cogliere le opportunità che la vita le ha offerto e a concretizzare i suoi sogni con entusiasmo e determinazione.

Le nuove generazioni devono sfatare i falsi miti come quello del voler ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, non devono mai stancarsi di ricercare ciò che permetta loro di sentirsi realizzati e soddisfatti, è un modo per esserlo è trovare quel lavoro ideale, per il quale si sono compiuti gli studi o al quale si ambiva già da piccoli: solo così il lavoro può essere la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla Terra.

Debora Iocca

Ex alunna. Esame di Stato 2016. Classe V B

 

IL DIBATTITO SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE

Lunedì 28 novembre 2016 le classi quarte e quinte del liceo e del tecnico dell’IIS Majorana di Moncalieri  hanno avuto l’ottima possibilità di ascoltare il dibattito tra due esponenti di diversi partiti, uno favorevole alle modifiche sulla COstituzione e l’altro no, in vista del prossimo referendum datato 4 dicembre. 

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Sì o no?

Questa domanda è il pensiero fisso di tanti cittadini italiani . Ormai, è un tormentone. Un vero dilemma, come “l’essere o non essere” di Amleto. Specialmente per noi, neo maggiorenni, è molto difficile cimentarsi nella nuova realtà che ci vede protagonisti nella politica. Forse iniziamo a capire che non siamo più bambini e che ci dobbiamo rimboccare le maniche informandoci per far la scelta giusta per il nostro futuro. Chiaramente ciò ci spaventa e ci mette in difficoltà, facendoci sentire fuori luogo, perché non siamo abituati a prenderci queste responsabilità.

In generale, gli italiani sono chiamati a votare un referendum costituzionale per approvare o respingere la riforma della costituzione della ministra Maria Elena Boschi, che ne è stata la promotrice insieme a Renzi e al suo governo.

Per spronarci a creare in noi giovani un desiderio di conoscenza, il nostro Istituto ha pensato bene di darci l’occasione di ascoltare un confronto tra due politici, ovviamente con opinioni diverse. Per il sì il relatore è il senatore Stefano Esposito  del PD (partito democratico), per il no il partecipante è il consigliere regionale Mauro Campo del M5S (movimento 5 stelle) e la figura del moderatore è rappresentata da Toti Musumeci, docente di diritto pubblico presso la facoltà di economia e commercio di Torino.

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Stefano Esposito e Mauro Campo

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Il dibattito ha preso forma con un discorso di entrambi, in cui ognuno esprimeva il proprio credo, di circa quindici minuti, permettendo cosí di lasciare ampio spazio  alle numerose domande degli alunni. Per far capire l’importanza di quesla-costituzioneta votazione, Musumeci ha sottolineato il fatto che questa modifica, se andasse in porto, riguarderebbe ben quarantasette articoli della seconda parte della Costituzione, dal bilanciamento del potere tra il senato e il parlamento all’abolizione delle province. Ha anche spiegato che non ci dobbiamo aspettare una legge perfetta, d’altronde noi umani siamo imperfetti,  ma ci dobbiamo aspettare che la situazione attuale almeno non peggiori. Inoltre, ha fatto notare che è una riforma costituzionale molto più di stampo politico, strategica e filosofica che non tecnica. Musumeci è stato bravo a mantenere la calma tra i due relatori, visto che gli animi si sono surriscaldati per una affermazione un po’ forte di Campo sulla magistratura e sulle sue scelte definite, con un gioco di parole, “scellerate”. Insomma, dopo ore di scambi di opinioni pacifici, anche un po’ di “azione” non guastava!

Ritornando serio, l’obiettivo esplicito di questo incontro era di renderci consapevoli su cosa si vota, con la coscienza pulita e con tutti i mezzi e le conoscenze che possiamo permetterci. Con me, l’obiettivo è stato pienamente raggiunto.

Purtroppo, visto la varietà di proposte di cambiamento, sarebbe stato l’ideale poter scegliere se promuovere o bocciare ogni singola modifica, ma ciò non può verificarsi, visto che la struttura del referendum prevede una risposta secca: sì o no.

Andrea Agosto

La GMG vista da più occhi 

Ormai sono passati già più di cento giorni dalla fine di questa esperienza, il tempo giusto per farla maturare adeguatamente e per ricevere delle risposte ai frequenti interrogativi che io e i miei coetanei ci ponevamo in Polonia. 

Visto che è stata una speciale occasione per conoscere persone nuove e intensificare il rapporto con chi già conoscevo, ho preferito non scrivere solo dal mio punto di vista e in prima persona. Ho scelto di “intervistare” i fortunati che hanno potuto condividere con me queste intense giornate!

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 Le tue aspettative sono state rispettate? 

Assolutamente si, anzi le mie aspettative sono andate ben oltre alla mia immaginazione. Sin dai primi momenti, la famiglia che ci ospitava (ogni famiglia ospitava due coppie di giovani italiani) è stata molto attenta e disponibile nei nostri confronti. Hanno subito voluto instaurare un rapporto di pace e di serenità per metterci a nostro agio. Anche con piccoli ma significativi gesti, come l’inno della GMG cantato sia in polacco che in italiano, durante le quotigeneralediane feste serali, con tanto di barbecue insieme ad altri vicini di casa, i quali ospitavano altri miei coetanei. Inoltre, ho notato il loro grande spirito di accoglienza: in poche parole, per loro, qualsiasi ospite aveva il volto di Gesù o comunque lo rappresentava in qualche modo. Di conseguenza, ci trattavano come un bene prezioso e raro. Infine, ci siamo salutati senza addii, ma con arrivederci: nonostante tutte le difficoltà del caso, proverò a ricambiare l’ospitalità.

Inno in italiano GMG

inno polacco GMG

Giulia

Che ne pensi della tua esperienza in Polonia?

Ero partita con propositi ambiziosi, avevo tanta voglia di mettermi in discussione e in gioco, di crescere come persona e spiritualmente. Ma purtroppo, è andata diversamente e le mie aspettative non sono state rispettate. In primis, la famiglia che ci ospitava non era educata: ci facevano sentire come un peso, tante volte non rispettavano gli accordi e gli impegni. Una volta, siamo dovuti ritornare a casa in treno e altre volte, rimediava il parroco del paese, il quale era molto disponibile e non prese bene il loro comportamento nei nostri confronti. E come se non bastasse, notavo che le altre famiglie trattavano molto meglio gli altri animatori e quest’ultimi, forse in buonafede, facevano notare in maniera troppo esplicita questa differenza. Per questi motivi, non sono riuscita a godermi in appieno la seconda settimana, anche se vivevamo tutti insieme in un asilo. Purtroppo, non si verificavafireno tante occasioni per riflettere su ciò che facevamo e quando potevamo farlo, ero troppo stanca per concentrami al meglio. Quindi, non sono riuscita a crescere spiritualmente. Inoltre, non sono riuscita a integrarmi bene con il gruppo, non ho instaurato un grande rapporto con i miei coetanei. Mi dispiace molto che sia andata così, era una grande occasione per maturare come persona.

Elena

• Quali sono stati i momenti più significativi? 

Conservo vari ricordi della GMG, da quelli personali a quelli in comune con gli altri animatori.

Questi sono i momenti significativi che mi porto orgogliosamente nel cuore:

– Le Spoglie di Pier Giorgio Frassati con tanto di messa annessa a lui dedicata durante il primo giorno a Cracovia, perché è stata una persona che ho sempre ammirato per il suo “stile di vita da ragazzo beato”. Mi ha fatto piacere, che anche lui era simbolicamente presente.

– Il primo discorso di Papa Francesco a Cracovia, perché realizzò un discorso molto intenso su tutte le persone che nel corso degli anni si sono perse, prendendo brutte strade non riuscendo più a trovare la retta via. Ciò mi ha fatto venire in mente parecchi coetanei che ho avuto l’opportunità 3di conoscere, incluso animati o animatori, i quali purtroppo si sono inesorabilmente persi;

– La visita nelle chiese di Wojtyla e Suor Faustina, sia per la bellezza che per l’effetto emotivo che ti trasmettono. Inoltre, durante il lungo cammino per arrivare ad esse, ho avuto l’occasione di riflettere intensamente facendomi una specie di esame di coscienza molto utile grazie ai vari appositi libretti che ci hanno donato nel kit;

– la Via Crucis, sia a livello di “spirito” che “artistico”, visto che ogni tappa di essa veniva rappresentata da pittori che disegnavano in maniera egregia e da varie scenette teatrali, le quali attiravano molto l’attenzione grazie alla loro cura di ogni minimo particolare;

– La Veglia finale, su molti ambiti è stata fantastica, sia a livello spirituale che estetico, culminato dalla magia delle candele che al buio davano un effetto magnifico. Ho ricevuto tutte queste emozioni nonostante la concentrazione ridotta, per via della naturale stanchezza racimolata in quel periodo;

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– Tutte le sere di questa esperienza, perché pensavo spesso a persone che purtroppo fisicamente non erano presenti in Polonia ma che si sentivano lo stesso la presenza; Inoltre, sempre di sera, cercavo di mettermi in contatto con queste determinate persone perché era una grande bellezza raccontare immediatamente ciò che mi accadeva o ciò che sentivo;

– I discorsi, sia con altri animatori che con i polacchi stessi. Tra noi ragazzi, ci siamo molto confidati raccontandoci pensieri mai espressi in precedenza. Molto intensa anche la scoperta tramite il fidanzato della ragazza che ci ospitava, della dura storia di questo stato. Incredibile la capacità di sofferenza di questa nazione. Basti pensare all’ultimo secolo, dalla sfavorevole posizione geografica durante le grandi guerre  visto che, la Polonia si trova proprio nel bel mezzo tra la Germania e la Russia (ex URSS), fino al comunismo di fine secolo che ha forse, maggiormente devastato il Paese più delle guerre stesse. Molto toccante il racconto dei negozi che in quel periodo vendevano solo carta igienica. Paradossale, anche il racconto di questo uomo, che nel corso della sua vita ha conosciuto solamente quattro o cinque atei polacchi, a differenza di noi italiani, nonostante la presenza del Vaticano.

Andrea

• Quali sono stati i momenti più duri della GMG?

All’andata, il viaggio è stato lunghissimo, visto che è durato più di ventiquattro ore! Siamo partiti insieme alla nostra unità pastorale (UP57) da Santena e già a Torino, ci siamo dovuti fermare per controlli molto approfonditi da parte dei carabinieri (era appena successo l’attentato a Monaco). Appena ripartiti, il pomeriggio l’abbiamo passato a conoscerci, mentre alla sera si verificavano i momenti più critici perché i sedili per dormire erano scomodi e riposare risultava un’utopia. Era più facile addormentarsi durante la mattina o la sera, anche per inerzia. Appena scesi definitivamente a Sosnowiec, la stanchezza pareva essere annullata grazie alla gioia dell’accoglienza da parte dei Polacchi. Il ritorno in Italia invece, era stato decisamente meno provante e il tragitto era durato molto meno rispetto al precedente.

Anche i pellegrinaggi sono stati molto intensi. Il più lungo, è durato circa 20 km, ma visto che si era verificato nella prima settimana e avevano ancora energie, non era stato il più difficile da intraprendere. Tant’è, che poi riuscii a giocare alla mattina ad una partita di Volley con ragazzi di tutto il mondo, dagli statunitensi agli spagnoli, dai ghanesi ai brasiliani. È stato un momento molto emozionante. E per concludere al meglio la giornata, di pomeriggio giocai una partita di calcio, sempre internazionale, purtroppo persa. Tuttavia una menzione d’onore per le ottime prestazioni in difesa di Paolo De Martino e in mediana dell’intervistatore ( l’intervistato mi rubò il posto in porta…). Ritornando seri, avevamo partecipato ad altri pellegrinaggi, abbastanza gestibili anche se purtroppo, avevano il punto del debole del fatto che non c’era silenzio, e quindi concentrarsi benePapa Francesco Polonia risultava un’impresa. Ma visto la quantità di gente che c’era, era difficile aspettarsi altro. Tuttavia, per porre un rammendo, sfruttavamo questi momenti per socializzare con gli altri animatori o con le guide. L’unico pellegrinaggio veramente tosto è stato l’ultimo a Cracovia per arrivare al Campus misericordia, dove poi svolgemmo la veglia. Perché era stato organizzato in maniera superflua e di conseguenza, parecchia gente sveni dal caldo terrificante che ci attaccava, tutto ciò tenendo anche conto che il pellegrinaggio durò parecchie ore, per via di una coda impressionante. Purtroppo, neanche i volontari polacchi erano d’aiuto, perché sapevano molto poco sul da farsi e su come risolvere la situazione e si limitavano a svolgere il loro “compitino” che poteva anche essere un banale “girate a destra”, quando in realtà, non riuscivamo nemmeno a muoverci. Le ambulanze, che avevo il compito di aiutare i poveri che non avevano più energie, passavano in mezzo alla folla e quindi si venivano a creare situazioni veramente pericolose. Inoltre, per concludere in bellezza, dopo varie ore di coda per il cibo, scoprimmo che era finito e quindi avevamo anche un grosso problema di nutrizione oltre che di disidratazione. Fortunatamente, riuscimmo a venire a capo a questa situazione e riuscimmo ad arrivare a destinazione.

Alessandro

Cosa hai provato ad ospitare due ragazzi italiani?

Era stato un bel periodo, il clima nella mia famiglia era fantastico grazie a loro due. Sono molto Amichevoli e simpatici e di conseguenza, hanno influenzato positivamente chiunque icasancontrassero. Spero che anche loro abbiano provato le mie stesse sensazioni! Tra di noi, riuscivamo a comunicare in inglese grazie a mia figlia di dieci anni che ci traduceva in polacco ciò che io e mio marito non capivamo.

Aga (la madre della famiglia che mi ospitava)

 Cosa hai provato ad aiutare un gruppo di italiani? 5

La risposta è semplice perché ho sempre voluto diventare una volontaria per aiutare, in particolare, amici da tutto il mondo! Inoltre, mi piace far conoscere a tutti un pezzo della mia Polonia! Mi auguro che voi abbiate conosciuto la parte migliore del paese.

 Quando ho scoperto che la GMG si sarebbe svolta in Polonia, fui felicissima e molto emozionata, perché è un evento che avrebbe dato molto rilievo alla nazione anche se ciò avrebbe significato prendersi parecchie responsabilità.grande

 Spero che mi ricapitino altre occasioni del genere per aiutarvi nuovamente in futuro e nel frattempo, continuerò ad aiutare persone come voi.

Małgosia (una ragazza volontaria nel mio gruppo)

 

 

 

 

Ricordo che tra tre anni in Panama ci sarà la prossima edizione, spero di andarci. Tuttavia,  sarà difficile parteciparvi per gli elevati costi e per il lungo viaggio.

ho deciso di concludere questo articolo con alcune significative foto per me, perché le immagini possono raccontare meglio certe situazioni e gli stati d’animo:

 

Andrea Agosto

L’identità degli Italiani. Una conferenza di Ernesto Galli della Loggia

Che cosa significa essere Italiani oggi?

Il prof. Ernesto Galli della Loggia l’ha chiesto alla platea gremita degli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “E. Majorana” di Moncalieri.

Noi siamo un paese  – afferma Galli della Loggia – che ha avuto un rapporto di dipendenza continuo con gli altri Paesi europei. La nostra storia è una storia complicata, perché è il risultato di tante guerre e di tante sconfitte. Parlare, quindi, di identità oggi vuol dire parlare di italianità e l’italianità è sempre esistita anche prima dell’Unità.

Il tema dell’identità – continua Galli della Loggia – è tornato di moda, perché si parla molto di globalizzazione. Tale processo di omologazione produce molti sensi di imbarazzo e di impoverimento e,  quando l’identità non è forte, può anche provocare  un disagio culturale.

Allora, come fare? Occorre tornare a riflettere sulla propria storia e sulla propria identità, senza tralasciare il concetto fondamentale di sovranità. La nostra deve essere un’identità inclusiva, un’identità che sappia integrare e non escludere tutti coloro che provengono da altri paesi. L’inclusione presuppone una doppia via: accogliere, ma anche farsi accogliere. E’ importante, infatti, far conoscere e far accettare la nostra cultura a chi arriva da un paese straniero. Questo reciproco aiuto – conclude Galli della Loggia – difende l’identità, ma implica un’apertura senza pregiudizi.

Lectio magistralis quella del prof. Galli della Loggia, che suscita molte domande e stimola diverse riflessioni sulla nostra identità, mal conosciuta forse, ma mai negata!

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Il Fertily day: una provocazione!

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Quello che sto vedendo circolare sul web nelle ultime ore è agghiacciante. Mai avrei pensato di dover temere un ritorno a precetti e canoni tipicamente fascisti in una civiltà che si proclama moderna, progressista, sempre proiettata “in avanti”. La donna a casa a procreare, il maschio fuori a lavorare, comandare, combattere, vivere.
Vedendo una delle tante, aberranti “cartoline” pubblicitarie sul Fertility Day che tra meno di un mese inquinerà quattro piazze italiane, non posso trattenere un senso di rigetto che mi fa allontanare ancora di più dal desiderio, già in me assente, di fare figli. Qui si parla di bellezza eterna, contrapponendola, come se avessero lo stesso peso, a una caratteristica che accomuna tanto la terra quanto il ventre femminile: e noi donne, che ci lamentiamo dell’inesauribile sessismo cancro della società, accettiamo di essere viste, per l’ennesima volta, come oggetti “funzionali” a un qualcosa? Che sia il piacere estetico o la capacità di generare in noi una nuova vita, qui si tratta sempre di venire usate per qualcosa.
Parliamo pure di bellezza, allora. Cos’è per una ragazza di quasi 25 anni la bellezza? Bellezza è sapere di poter decidere cosa fare della propria vita a partire da domani. Bellezza è non vivere di scandenze, ma di istanti. Bellezza è fare e disfare valigie, partire senza mai arrivare, tornare in un luogo con il cuore, mentre le gambe portano altrove. Bellezza è aprire gli occhi e vedere la persona con cui la notte hai fatto l’amore, con la consapevolezza che l’amore è un concetto troppo astratto, che è meglio viverlo con la carne e il sangue e il respiro, senza definirlo, senza pensarci troppo. Bellezza è essere un po’ bambina e un po’ donna, camminando a testa alta o rifugiandosi tra una coperta e un cuscino, prendendo a schiaffi il mondo con una risata o sciogliendo le tensioni in un pianto. Bellezza è stare da sola, bellezza è fare casino in compagnia, bellezza è ubriacarsi di felicità tra birra e musica.
Bellezza è quello che sono, in certe giornate speciali, senza che nessuno me lo dica e senza che io debba chiedere conferme agli altri.
E se decido che tutta questa bellezza esiste in assenza di figli, la scelta è mia. Perché io SONO qualcuno, e non ho alcuna funzione in questo mondo.

Manuela Marascio

GMG: Ormai ci siamo!!!

Dal 25 luglio al  1°agosto a Cracovia logo-gmg-2016-ita.pngavrà luogo la Giornata Mondiale della Gioventù e sono previsti oltre quattro milioni di persone provenienti da tutto il mondo, tra cui il sottoscritto! Innanzitutto che cos’è la GMG? Un incontro internazionale di cultura e spiritualità dei giovani cattolici.  L’iniziativa era nata per volere di Papa Giovanni Paolo II, anche se affermava spesso che, in realtà, erano gli stessi giovani ad averla creata. La prima edizione si svolse a Roma nel 1986 e, a distanza di trent’anni, si svolge a Cracovia, terra natale proprio di papa Wojtyla. Il motto annunciato da Papa Francesco è : “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”.

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Anche se la GMG “ufficialmente” dura una settimana come scritto in precedenza, io in compagnia dell’oratorio Trofarellese e della nostra unità pastorale partiremo già dal 19 luglio perchè abbiamo aderito al pacchetto rosso in cui saremo anche impegnati a fare altre attività, come visitare i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau o per il gemellaggio a Sosnowiec. Restare nel luogo per più giorni del dovuto per i visitatori è una pratica molto diffusa in questi incontri internazionali, per continuare a far progredire lo spirito di questa “avventura” e, perché no, a godersi da turista la città. Durante questi tredici giorni, quando non saremo impegnati nelle varie attività, vivremo in famiglie ospitanti, augurandoci, e sicuramente così sarà, che ci aiuteranno a vivere al meglio questa esperienza. Tanti giovani , invece, alloggeranno nelle parrocchie, specialmente nelle vicinanze di Cracovia ed è prevista una veglia con relativa notte all’aperto. Nella settimana centrale, chiaramente la più fitta di impegni, è appunto concentrata la maggior parte delle attività come sante messe, catechesi itinerante con diversi vescovi, via Crucis e pellegrinaggi. Percorreremo in pullman sia l’andata che il ritorno.

In attesa dell’inizio di tutto ciò, non mi rimane  che la trepidazione, perché, pur sapendo che questa è un’occasione che mi farà crescere e maturare come ragazzo e, forse,  come uomo, non posso che non aver timore per la mancanza della mia famiglia e dei miei confort per parecchio tempo, adeguandomi alle situazioni che si verificheranno e questo per un ragazzo “abituale” come me sarà tutt’altro che semplice, una bella sfida. In questi giorni, spesso, spio la tradizione e i piatti culinari più in voga in Polonia su internet, provo a “masticare” un po’ di polacco (vi risparmio la traduzione con le relative pronunce, ma sono addirittura al corrente di paroloni o espressioni come ciao, sì, no, buongiorno, Cracovia e polacco…) Spero, però, sia sufficiente per la convivenza la lingua internazionale d’eccellenza, l’inglese. Concludo, ribadendo il fatto che mi aspettò di ritornare diverso, più maturo e responsabile, più attaccato alle essenzialità della vita senza troppi fronzoli e lamentele.

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TO BE CONTINUED…

Andrea Agosto

L’essenzialità della finestra sul mondo

Tutti noi abbiamo, nel nostro piccolo, un angolino, un posto dove possiamo rifugiarci ed estraniarci per un momento dalla realtà; sia una casa in campagna, un giardino o una spiaggia, l’importante è che ci permetta di osservare la realtà senza essere travolti dai problemi interiori.

La principale immagine che riporta a questa affermazione è la finestra, ovvero il luogo nel quale l’anima può viaggiare e la mente sognare.

Nelle moderne abitazioni sono ormai diffuse vetrate, balconi e terrazzi che, oltre a contribuire esteticamente alla bellezza della casa, consentono alla persona di sentirsi viva, conferendo un senso di serenità e lumonisità interiore. Oggi, infatti, è difficile pensare di vivere negli antichi casolari medievali con microscopici oculi, (considerati all’epoca un1933-az-emberi-let privilegio per ricchi), ed è ancor più impossibile immaginare una casa senza finestre completamente murata, in quanto renderebbe l’esistenza angosciante e soffocante.

I muri senza finestra rappresentano una forma di tortura mentale, perché l’assenza di un minimo contatto esterno e il totale isolamento, inducono alla pazzia e spengono ogni motivazione per restare in vita. La possibilità di vedere “cosa c’è fuori”, consente  di provare un po’ di conforto soprattutto nei momenti di difficoltà. E’ il caso, per esempio, del pittore olandese Van Gogh, che nel magnifico dipinto “Notte stellata” rappresenta il panorama osservato dalla finestra della clinica francese nella quale è ricoverato per instabilità mentale. E’ proprio quella apertura esterna a ispirare i suoi capolavori, permettendogli un po’ di pace durante la sua triste agonia.

Balconi e finestre, sono stati nella letteratura l’oggetto principale di molte poesie di Shakespeare, Leopardi e Manzoni. Chi non ricorda il celebre balcone shakesperiano in “Romeo e Giulietta”, diventato simbolo dell’amore tra gli innamorati; affacciato alla finestra di casa Recanati c’era, invece, Leopardi, intento ad osservare Silvia, la donna amata e a scrivere “D’in su i veroni del paterno ostello/Porgea gli orecchi al suon della tua voce” i versi a lei dedicati.

L’azione di sporgersi dal balcone, o, in generale, quello di osservare l’esterno, è un atto comune a tutti gli uomini ed è un istinto persino del terribile Innominato dei “Promessi Sposi”. Infatti il personaggio manzoniano, sentendo le grida di gioia della folla in festa sulla strada per l’arrivo  del Cardinale Borromeo in città, si reca alla vetrata per osservare, curioso, lo strabiliante spettacolo umano. In quel caso l’apertura all’esterno diventa l’apertura alla luce nuova, quella che entra misteriosamente ad illuminare il cammino di un uomo verso il cambiamento, verso la nuova prospettiva di fede.

La finestra rappresenta, quindi, l’apertura verso il mondo, verso la propria intimità, verso la ricerca spirituale, diviene un varco essenziale che permette il collegamento tra interiorità ed esteriorità dell’animo umano, assicurando speranza, conforto e salvezza. L’apertura all’esterno ci permette di sognare e mentalmente perderci nei luoghi reali ed immaginari, ritrovando una nostra libertà, lasciandoci cullare da poetiche ed eterne emozioni ed anche, talvolta, di trovare qualche nuova via da percorrere.

Sara  Riccardi