L’enduro per tutti

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Mentre molte persone il sabato mattina stanno a dormire fino a tarda mattinata, altri avventurosi caricano le loro moto sui loro furgoni, pick up e carrelli per trascorre una giornata di adrenalina in mezzo alla natura più selvaggia. Questa disciplina si chiama    “enduro” e consiste nel percorrere percorsi prevalentemente sterrati a bordo di moto  dedicate. L’enduro è nato per svolgere delle gare nelle quali bisogna percorrere dei percorsi predefiniti, caratterizzati da lunghezza e difficoltà variabili dove all’interno del percorso vengono inserite le prove speciali, che sono dei tratti cronometrati nei quali i piloti sono tenuti a dare il meglio di sè. Quando si pensa a moto e velocità, di solito, si pensa che sia una cosa da uomini,  invece l’enduro coinvolge molte donne,  le quali fanno sentire la loro competitività. Questo sport può sembrare complicato ma, per fortuna, per tutti coloro che vogliono entrare in questo mondo ci sono “I Grandi dell’enduro”, piloti, sia uomini che donne, che, grazie alla loro esperienza, organizzano corsi in tutto il mondo partendo dall’enduro base, fino ad arrivare all’enduro estremo. Una caratteristica molto intrigante di tutto ciò è che si possono visitare luoghi incontaminati, semplicemente fantastici.

Gli eventi motociclistici, in generale, sono molto costruttivi  e  portano a formare gruppi di persone che si ritrovano per esprimere la loro passione.  Una delle cose più belle è quella che accade dopo la gara o l’allenamento che sia,  quel lasso di tempo dove riguardi video e foto della giornata, ti fai delle grasse risate con tutti e, soprattutto, durante la cena, c’è un momento sacro per tutti i motociclisti di ritrovo spensierato. Ricordiamoci che dobbiamo andare dove ci porta il cuore, ma se ci andiamo in moto è molto più avventuroso!

Riccardo Sandrone

Classe 3 B

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L’infausta infanzia di Kuba

Pochi sono a conoscenza dell’infanzia di Jakub Błaszczykowski, giocatore affermato del Wolfsburg, ex Fiorentina. Una storia che vale la pena conoscere. Una storia da film hollywoodiano…

Jakub Błaszczykowski nasce il 14 dicembre 1985 a Truskolasy, una piccola frazione situata nella Polonia meridionale, la quale conta poco più di duemila abitanti. Il piccolo Jakub, soprannominato amichevolmente Kuba, un giorno come gli altri, tornando a casa, assiste alla peggior scena che un figlio possa mai immaginare: vedere l’assassinio di sua madre Anna per mano di suo padre Zygmunt!

Una scena che mette i brividi solo a leggerla. Il piccolo Kuba vede stravolgersi la sua vita: in un colpo solo perde non sola madre, ma anche il padre, il quale viene condannato vergognosamente a soli quindici anni di gattabuia.

Seguirono settimane in cui il bimbo rimane sotto shock, vivendo come un vegetale in un letto. D’altronde chi sa che contraccolpo possa ricevere un infante per una scena del genere?  Eppure, il tosto Kuba non stacca la spina e si rialza dal guscio protettivo del letto, grazie anche all’aiuto della nonna materna Felicja e dallo zio Jercy Brezcek, ex capitano della nazionale polacca. Di conseguenza, riesce a tornare a scuola, a smettere di isolarsi dai suoi coetanei. Ritorna anche a praticare la sua più grande passione: il calcio. Insomma, vive come se fosse un adolescente qualunque. Il che denota una forza di volontà impensabile e ineffabile.

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Proprio per questa sua caratteristica positiva e alla sua voglia di non arrendersi, Kuba diventa un ottimo giocatore e “diverso” rispetto alla norma. Gioca da esterno di centrocampo o da ala destra, inizialmente, in patria nella poca ambiziosa KS Częstochowa, per poi vestire la casacca più tradizionale e prestigiosa in Polonia: il Wisla Cracovia. Approda in Germania, prima diventando un perno fondamentale per il Borussia Dortmund di Klopp e poi nel Wolfsburg, la sua squadra attuale. Queste sua esperienza tedesca vine momentaneamente interrotta, per una fugace apparizione alla Fiorentina, ma per via degli infortuni cronici subiti, in Italia non riesce a diventare protagonista, deludendo le attese. Tuttavia, il meglio della sua carriera lo dimostra assolutamente con la maglia polacca, vincendo il premio di miglior giocatore polacco nel 2008 e nel 2010: uno di quei pochi e speciali calciatori, che con la nazionale riesce ad esprimersi in livelli non paragonabili a quelli con i club. Seguendo le orme di suo zio, riesce a diventarne il capitano, oltre ad essere idolo indiscusso dei tifosi polacchi. Buon sangue non mente.

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Kuba, nel campo rettangolare, è la rappresentazione di come ha vissuto la sua vita: tanta intensità, notevole spirito bellicoso, pragmatismo eccelso, tendenza a non gettare mai la spugna sacrificandosi per qualsiasi compagno.

Sono molte interessanti le sue dichiarazioni e suoi pensieri vent’anni dopo l’accaduto, prima dell’uscita della sua autobiografia in cui racconta la sua storia:

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“Non ho mai perdonato mio padre, mi sono chiesto tante volte perché, ma ora vado avanti”.

“Non è facile. Ma è un episodio che non dimentico e che non dimenticherò. Fa parte di me. Quel giorno la mia vita è cambiata, è stata stravolta, ma credo di aver acquisito molta forza. Ho affrontato tanti problemi nella mia vita, cose che altre persone avrebbero percepito come tragedie. Io invece non mi sono fatto sconvolgere. So che qualsiasi cosa accadrà, ho già vissuto di peggio”

Splendide la sua dichiarazione su Die Welt, un celebre quotidiano tedesco, in cui dichiara di sentirsi un uomo fortunato:

“Sono ancora in contatto con un mio amico di scuola. So che si alza tutti i giorni alle 6 e nonostante questo non può permettersi molto. Non può nemmeno andare in vacanza. Io invece gioco a calcio, la cosa che amo di più al mondo, e vivo emozioni intense”. 

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Ormai il piccolo Kuba è diventato un grande uomo, sicuro di sé e orgoglioso. È riuscito a reagire alla malasorte e al crudele destino che si è trovato davanti. È diventato l’idolo dei ragazzi suoi connazionali che vogliono praticare il suo stesso sport. E anche un padre di famglia, e chissà come reagirà o cosa racconterà alla sua bimba quando gli chiederà notizie sui nonni paterni…

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A testimonianza di ciò, questa estate, durante la mia permanenza polacca, la famiglia che mi ha ospitato, piuttosto appassionata di calcio mi ha detto che, senza alcun dubbio, il loro calciatore preferito è proprio Kuba, per tutta la sua storia e che, invece,  non gradisce il più famoso e ricco centravanti Lewandowski (il quale ha appena firmato un contratto multimilionario da soli settantacinque milioni di euro per cinque anni con il Bayern Monaco!) perché è considerato un po’snob, non sportivo come stile in campo e soprattutto non troppo attaccato alla maglia della nazional,  a differenza del compagno umile. Quando parlano di Kuba, sono entusiasti e felici del fatto che lo conosco e mi raccontano vari aneddoti sul loro beniamino. Entrato in un negozio sportivo a Cracovia, ben condizionato dall’opinione generale, non ho avuto alcun patema a scegliere  quale maglia portami a casa: no, non la divisa dei ben più famosi Lewandowski, Glik, Krychowiak e Milik, ma la maglia numero 16 di Jakub “Kuba” Błaszczykowski!

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i miglior złoty spesi in vita mia…

Andrea Agosto

Classe 5° A

DELITTO MEDIOEVALE: LE INVESTIGAZIONI DI FLORINDO FLORES

Il romanzo “I fantasmi di Challant “di Laura Mancinelli racconta le vicende del capitano a riposo Florindo Flores, spinto ad indagare su un misterioso scrigno dopo essere stato recluso in un castello valdostano dalla proprietaria, la contessa Roxilda.  Il capitano,  dapprima intenzionato a fuggire dal luogo, una volta ritrovato lo scrigno e  la reliquia in esso contenuto, sarà poi costretto a recarvisi periodicamente fino alla soluzione del mistero. Con l’aiuto di alcuni curiosi personaggi e passando per incontri culinari e degustazioni di grappa, Flores riuscirà a ricomporre il puzzle che si cela dietro ad una antica leggenda locale. Su questo sfondo, il sesto senso poliziesco del compassato capitano, verrà messo a dura prova dalla personalità controversa e ammaliante  della contessa, in un susseguirsi di colpi di scena.

I temi trattati sono risalenti al medioevo, la scrittrice utilizza un linguaggio semplice e comprensibilissimo, con una chiave di lettura moderna, ambientata nei giorni nostri, per una storia d’amore e gelosia per così dire … un po’ datata. Il libro cattura l’attenzione, in particolar modo nei primi capitoli, fulcro da cui si sviluppa l’intera vicenda. Successivamente lascia spazio ad alcune divagazioni di ambito enogastronomico  che possono parere un po’ noiose, ma solo a chi non ama la buona tavola e il buon vino!  L’intera vicenda è discorsiva e, a tratti, anche accattivante e, al tempo stesso coinvolgente. Risultano  calzanti le discussioni dei personaggi e le loro analisi e deduzioni. Il tutto rende quello della Mancinelli un romanzo tutt’altro che scontato.

Giorgio Rivetti

Classe 3 A

IL CAVALIERE CHE “PERSE LA TESTA” PER AMORE

“Si trovò su una terrazza merlata invasa dalla luce del tramonto, l’ultimo sole che andava scomparendo dietro una folta abetaia”. Da questo ambiente inizia e si sviluppa l’avvincente romanzo di Laura Mancinelli. È un panorama che, in realtà, stona con la disavventura che sta per colpire Florindo Flore; un sessantenne, capitano a riposo. L’autrice mette in scena due storie separate che si intrecceranno inevitabilmente: la prima ha come protagonisti dei personaggi del giorno d’oggi che, attraverso bizzarre vicissitudini, vanno a riscoprire una seconda e antica storia legata ad un cavaliere. Tutto ha inizio con la notevole ingenuità di Florindo che, tra un sorso di grappa e l’altro, riesce a cadere nella trappola dell’affascinante contessa Roxilda. Quest’ultima, astuta e pronta a tutto pur di ottenere ciò che desidera (ma allo stesso tempo un personaggio assai strano), abbandona il malcapitato nel castello con un po’ di cibo e le sue volontà: ritrovare uno scrigno d’argento. Flores è disattento e particolarmente sciocco all’apparenza, ma alle spalle ha molta esperienza e, grazie a questa, non solo trova lo scrigno ma riesce anche a liberarsi dalle grinfie della contessa. All’interno di questo prezioso reperto storico vi è un teschio, appartenuto al cavaliere Goffredo; un panno ricamato per lui dall’amata e, nel doppio fondo, una lettera in cui è spiegata la via più sicura per raggiungere il castello. Tutti questi eventi non sarebbero mai stati scoperti senza l’aiuto di qualcuno esperto in materia e molto appassionato. In questo modo l’autrice stessa, appare in incognito nel romanzo, come scrittrice e amica di Flores. Sul finale, si fa quindi luce sul passato del misterioso cavaliere, giunto al castello perché perseguitato; ma l’amore che inizialmente gli aveva dato possibilità di salvezza sarà la sua stessa condanna. Ricorrono in modo evidente la tematica del viaggio che sfocia, appunto, nell’innamoramento e una volta incontrata l’amata subentra il risultato di un sentimento contrastato: la morte. Parliamo, quindi, di un romanzo travagliato ma scritto in modo scorrevole: si segue un ritmo veloce dato dal lessico non troppo complesso, dalle frasi brevi e dallo sviluppo di periodi paratattici. L’autrice, inoltre, adotta la scelta di soffermarsi su determinate descrizioni, riflessioni o avvenimenti per stupire e attirare l’attenzione. Durante la lettura si può constatare quale tipo di messaggio voglia lasciare la scrittrice: fa riflettere sull’importanza del passato, la riscoperta delle nostre radici e la bellezza di sapere e conoscere sempre più a fondo ciò che caratterizzava la vita di un tempo. Per questo la lettura è affascinante, coinvolgente e piacevole al tempo stesso.

Elena Gariglio

Classe 3 A

Un’Italia più unita e civile

Si torna a parlare di unioni civili in questi giorni in quanto il 14 gennaio, si è finalmente concluso l’iter riguardante il ddl Cirinnà dello scorso maggio. Sabato sono stati pubblicati gli ultimi decreti legislativi di quello che è stato un vero e proprio scontro sociale che ha portato il Paese un passo più vicino alla parità e alla civiltà.

Le unioni civili hanno ampliato il loro raggio, aggiungendo tra le loro fila diritti che si avvicinano moltissimo a quelli del matrimonio, riducendo sensibilmente la discriminazione legislativa che separava le coppie eterosessuali da quelle omosessuali.

Adesso, le unioni civili comprendono, tra l’altro, la possibilità di assumere o aggiungere il cognome del partner, la reversibilità della pensione, l’assistenza al partner sia in ospedale che in carcere, la comunione dei beni e il versamento degli alimenti al partner in caso di scioglimento del vincolo (oltre all’applicazione di tutte le leggi riguardanti il matrimonio, come quelle in caso di abusi e interdizione).

Le reazioni alla conclusione di questo lungo iter si sono viste soprattutto sui social, dove i ministri hanno avuto modo di dare voce alla loro soddisfazione per essere giunti al termine di un vero e proprio dibattito che ha smosso l’Italia in questi mesi. Le discussioni sono state tante, così come le critiche e i tentativi di stralcio (raggiunti, purtroppo, per quanto riguarda la legge sulle adozioni) ma finalmente anche l’Italia può aggiungersi ai paesi europei che hanno riconosciuto i dovuti diritti alle coppie omosessuali, che adesso possono considerarsi coniugi a tutti gli effetti, anche se questa parola non viene utilizzata in ambito legislativo.

Oggi si è concluso definitivamente il percorso di attuazione della legge sulle Unioni civili. Il Consiglio dei ministri…

Pubblicato da Andrea Orlando su Sabato 14 gennaio 2017

Ciò che conta è che l’Italia sia riuscita a svincolarsi dalla ruggine di una tradizione che, purtroppo, presenta lati troppo antiquati per un’epoca in rapido sviluppo come la nostra e, nonostante i diritti concessi dovrebbero essere considerati scontati, si può fare un respiro di sollievo ora che siamo un po’ più vicini, grazie alle unioni, ad un’Italia più civile.

Potete leggere il testo della legge qui.

Melanie Gammicchia e Isabella Vella

La ‘Rivoluzione’ dei Green Day parte da Torino

thumbnail_fullsizerender1Occasione d’oro a Torino per mostrarsi, ancora una volta, sul piano internazionale: la famosa band punk rock ‘Green Day’ ha scelto proprio la nostra città per dare avvio al suo nuovo tour mondiale. Fuori dalla scena per circa un paio di anni, i Green Day hanno deciso di inaugurare il tour promotore del nuovo album ‘Revolution Radio’ al PalaAlpitour di piazza d’Armi di Torino, accogliendo in un’unica palazzetta persone di ogni età e da molte parti d’Italia in trepidante attesa per quello che è considerato un vero e proprio evento. La band, infatti, ha preparato questo tour con molta dedizione per parecchi mesi, come riferiscono le fonti ufficiali e, per assicurarsi che ogni cosa sia perfetta, hanno raggiunto la città una settimana prima della data del concerto per preparare tutto al meglio.

Tra un ‘buongiorno’ e un ‘ciao Torino’, i Green Day hanno salutato i fan italiani con brio dopo quattro anni dal loro ultimo tour con tappe in Italia. Il concerto è, infatti, stato un vero e proprio show d’inaugurazione: oltre agli smisurati ringraziamenti e alle numerose interazioni con un pubblico molto entusiasta, i Green Day hanno fatto parlare ancora una volta di sé aprendo il loro concerto con una critica diretta nei confronti del nuovo presidente eletto degli Stati Uniti (loro paese di provenienza). Il loro  è considerato un album di denuncia dei comportamenti della politica statunitense e  lo slogan ‘Not My President’ indirizzato proprio a Trump,  ha spopolato su Internet dopo le elezioni.

Dopo un appello a prestare attenzione alla realtà precaria che ci circonda, i Green Day sono subito “partiti in quarta” con il loro spettacolo degno di un film di Hollywood per quanto riguarda la scelta di effetti speciali e le coreografie sceniche e, soprattutto, grazie all’atteggiamento spensierato e divertito del frontman del gruppo Billie Joe Armstrong, il quale non ha perso occasione per invogliare le persone all’amore per la vita.

Prossimi appuntamenti della grande musica in Italia i ‘Kiss’ a Torino il 15 maggio, i ‘Linkin Park’ e i ‘Blink 182’ il 17 giugno a Monza, i ‘Coldplay’ il 3 e 4 luglio a Milano e gli ‘Imagine Dragons’ il 3 e 4 luglio a Milano.

 

 

Melanie Gammicchia e Isabella Vella

 

Bello FiGo divide gli italiani: tu da che parte stai?

Negli ultimi mesi sta emergendo sul web un personaggio alquanto particolare, il suo nome è Bello FiGo, o più semplicemente “Gu”.

Il successo del rapper di 23 anni, nato in Ghana e trasferitosi a Parma all’età di 12, è dovuto al tema acceso delle sue quasi trenta canzoni, che irritano gli italiani con argomenti provocatori come le richieste infinite di wi-fi, stipendio, albergo e lavoro, ed irritano ancor di più per il fatto che si parla di evasione  dell’affitto.

Per questo motivo,  i video del rapper hanno decine di migliaia di “non mi piace”, che, però,  vanno in contrasto agli altrettanti “mi piace”. Ci sorge una domanda spontanea: da che parte stanno gli italiani? Capiscono l’ironia del rapper, o prendono alla lettera i testi delle sue canzoni provocatorie?

Secondo noi, le opinioni degli italiani sono divise a metà:  quelle dei giovani, più simpatizzanti del rapper, e quelle degli adulti, meno tolleranti e più critiche.                                                             I giovani ironizzano con le canzoni di Gu, facendosi trasportare dal ritmo frenetico della musica e ripetendo le strofe, che per certi versi sono anche divertenti, come ad esempio quella che recita “è stato Mattarella…a dirci che noi possiamo venire in Italia”, che viene vista come una semplice presa in giro a chi critica il fenomeno dell’immigrazione.  Gli adulti, invece, non accettano i testi di Bello FiGo, schernendolo e insultandolo fino a dargli dello “sporco nero”.

La questione è finita anche in televisione su note trasmissioni televisive targate Rai e Mediaset, dove Bello FiGo è stato aggredito verbalmente sia da Salvini, che  gli ha dato del fannullone, che dalla Mussolini, che gli ha detto in napoletano “tornatene al tuo paese”. Il rapper ha reagito con i suoi soliti modi irritanti, facendo un passo di ballo detto DAB in faccia alla Mussolini, non facendo altro che gettare benzina sul fuoco ad una situazione tutt’altro che tranquilla.

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A questo punto chiediamo la vostra opinione gentili lettori: da quale parte state? Vi lasciamo il link del canale YouTube di Bello FiGo, facendo sì che possiate guardare i suoi video e farci sapere cosa ne pensate.

https://www.youtube.com/user/TheGucciboy1992

Oscar Bergia  e   Ali Salah

Classe 3 C