GMG: Ormai ci siamo!!!

Dal 25 luglio al  1°agosto a Cracovia logo-gmg-2016-ita.pngavrà luogo la Giornata Mondiale della Gioventù e sono previsti oltre quattro milioni di persone provenienti da tutto il mondo, tra cui il sottoscritto! Innanzitutto che cos’è la GMG? Un incontro internazionale di cultura e spiritualità dei giovani cattolici.  L’iniziativa era nata per volere di Papa Giovanni Paolo II, anche se affermava spesso che, in realtà, erano gli stessi giovani ad averla creata. La prima edizione si svolse a Roma nel 1986 e, a distanza di trent’anni, si svolge a Cracovia, terra natale proprio di papa Wojtyla. Il motto annunciato da Papa Francesco è : “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”.

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Anche se la GMG “ufficialmente” dura una settimana come scritto in precedenza, io in compagnia dell’oratorio Trofarellese e della nostra unità pastorale partiremo già dal 19 luglio perchè abbiamo aderito al pacchetto rosso in cui saremo anche impegnati a fare altre attività, come visitare i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau o per il gemellaggio a Sosnowiec. Restare nel luogo per più giorni del dovuto per i visitatori è una pratica molto diffusa in questi incontri internazionali, per continuare a far progredire lo spirito di questa “avventura” e, perché no, a godersi da turista la città. Durante questi tredici giorni, quando non saremo impegnati nelle varie attività, vivremo in famiglie ospitanti, augurandoci, e sicuramente così sarà, che ci aiuteranno a vivere al meglio questa esperienza. Tanti giovani , invece, alloggeranno nelle parrocchie, specialmente nelle vicinanze di Cracovia ed è prevista una veglia con relativa notte all’aperto. Nella settimana centrale, chiaramente la più fitta di impegni, è appunto concentrata la maggior parte delle attività come sante messe, catechesi itinerante con diversi vescovi, via Crucis e pellegrinaggi. Percorreremo in pullman sia l’andata che il ritorno.

In attesa dell’inizio di tutto ciò, non mi rimane  che la trepidazione, perché, pur sapendo che questa è un’occasione che mi farà crescere e maturare come ragazzo e, forse,  come uomo, non posso che non aver timore per la mancanza della mia famiglia e dei miei confort per parecchio tempo, adeguandomi alle situazioni che si verificheranno e questo per un ragazzo “abituale” come me sarà tutt’altro che semplice, una bella sfida. In questi giorni, spesso, spio la tradizione e i piatti culinari più in voga in Polonia su internet, provo a “masticare” un po’ di polacco (vi risparmio la traduzione con le relative pronunce, ma sono addirittura al corrente di paroloni o espressioni come ciao, sì, no, buongiorno, Cracovia e polacco…) Spero, però, sia sufficiente per la convivenza la lingua internazionale d’eccellenza, l’inglese. Concludo, ribadendo il fatto che mi aspettò di ritornare diverso, più maturo e responsabile, più attaccato alle essenzialità della vita senza troppi fronzoli e lamentele.

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TO BE CONTINUED…

Andrea Agosto

L’essenzialità della finestra sul mondo

Tutti noi abbiamo, nel nostro piccolo, un angolino, un posto dove possiamo rifugiarci ed estraniarci per un momento dalla realtà; sia una casa in campagna, un giardino o una spiaggia, l’importante è che ci permetta di osservare la realtà senza essere travolti dai problemi interiori.

La principale immagine che riporta a questa affermazione è la finestra, ovvero il luogo nel quale l’anima può viaggiare e la mente sognare.

Nelle moderne abitazioni sono ormai diffuse vetrate, balconi e terrazzi che, oltre a contribuire esteticamente alla bellezza della casa, consentono alla persona di sentirsi viva, conferendo un senso di serenità e lumonisità interiore. Oggi, infatti, è difficile pensare di vivere negli antichi casolari medievali con microscopici oculi, (considerati all’epoca un1933-az-emberi-let privilegio per ricchi), ed è ancor più impossibile immaginare una casa senza finestre completamente murata, in quanto renderebbe l’esistenza angosciante e soffocante.

I muri senza finestra rappresentano una forma di tortura mentale, perché l’assenza di un minimo contatto esterno e il totale isolamento, inducono alla pazzia e spengono ogni motivazione per restare in vita. La possibilità di vedere “cosa c’è fuori”, consente  di provare un po’ di conforto soprattutto nei momenti di difficoltà. E’ il caso, per esempio, del pittore olandese Van Gogh, che nel magnifico dipinto “Notte stellata” rappresenta il panorama osservato dalla finestra della clinica francese nella quale è ricoverato per instabilità mentale. E’ proprio quella apertura esterna a ispirare i suoi capolavori, permettendogli un po’ di pace durante la sua triste agonia.

Balconi e finestre, sono stati nella letteratura l’oggetto principale di molte poesie di Shakespeare, Leopardi e Manzoni. Chi non ricorda il celebre balcone shakesperiano in “Romeo e Giulietta”, diventato simbolo dell’amore tra gli innamorati; affacciato alla finestra di casa Recanati c’era, invece, Leopardi, intento ad osservare Silvia, la donna amata e a scrivere “D’in su i veroni del paterno ostello/Porgea gli orecchi al suon della tua voce” i versi a lei dedicati.

L’azione di sporgersi dal balcone, o, in generale, quello di osservare l’esterno, è un atto comune a tutti gli uomini ed è un istinto persino del terribile Innominato dei “Promessi Sposi”. Infatti il personaggio manzoniano, sentendo le grida di gioia della folla in festa sulla strada per l’arrivo  del Cardinale Borromeo in città, si reca alla vetrata per osservare, curioso, lo strabiliante spettacolo umano. In quel caso l’apertura all’esterno diventa l’apertura alla luce nuova, quella che entra misteriosamente ad illuminare il cammino di un uomo verso il cambiamento, verso la nuova prospettiva di fede.

La finestra rappresenta, quindi, l’apertura verso il mondo, verso la propria intimità, verso la ricerca spirituale, diviene un varco essenziale che permette il collegamento tra interiorità ed esteriorità dell’animo umano, assicurando speranza, conforto e salvezza. L’apertura all’esterno ci permette di sognare e mentalmente perderci nei luoghi reali ed immaginari, ritrovando una nostra libertà, lasciandoci cullare da poetiche ed eterne emozioni ed anche, talvolta, di trovare qualche nuova via da percorrere.

Sara  Riccardi

 

 

 

 

Intervista a Angela Maria Borello

Angela Maria Borello è la direttrice dell’asilo Saint Denis a Torino ed autrice del libro  già recensito in questo blog: “Maestra, che ne sarà di me?”, che ho avuto il piacere di intervistare.

Perché ha scritto questo libro?

In tutta la mia vita ho sempre preso appunti, quindi ho incominciato a farlo anche con le riflessioni dei bambini e, rileggendoli, ho provato sensazioni diverse, dalle risate alla commozione. Ho provato a riferire i pensieri dei bambini ai rispettivi genitori. Erano increduli e perplessi. Da qui nasce l’idea del libro, ovvero di mettere insieme ciò che i bambini pensano, dicono, fanno senza che i genitori sappiano. Successivamente, grazie all’aiuto di un nonno editore di uno dei bambini, il quale ha notato immediatamente il potenziale che poteva suscitare il libro, “Maestra che ne sarà di me?” è stato pubblicato.

Che ne pensa dei complimenti dell’editore Ruggeri e dello psicanalista Recalcati?

Mi hanno fatto molto piacere. Riccardo Ruggeri è rimasto impressionato per il linguaggio articolato dei piccoli, dovuto alla loro estrazione sociale (essendo un asilo privato, vengono tutti da famiglie piuttosto acculturate) e all’ottimo lavoro degli educatori colti e istruiti. L’editore mi convinse, puntando in alto,  a spedire una lettera al celebre psicanalista Massimo Recalcati, il quale, inaspettatamente, accettò di realizzare la prefazione iniziale del libro, giudicandolo geniale e meraviglioso per l’idea di averli fatti parlare.

Perché la scelta di questo titolo?

Durante un soggiorno, Andrea, un bambino che viveva in affidamento e che aveva dei ritardi, poi recuperati grazie proprio al nostro lavoro, mi ha fatto questa domanda perché voleva e aveva bisogno di una famiglia come tutti gli altri suoi coetanei (viveva in comunità). Gli risposi che la stavamo cercando e lo ringraziai per la domanda. Chiaramente, questa domanda riguarda tutti i bambini perchè tutti i piccoli si chiedono il senso di prepararli per il futuro per poi non ascoltarli.

Chi è Angela Maria Borello? 

Mi definisco “un’appassionata di bambini”. Ero una bambina nata in mezzo alla natura poi immigrata in città e decisi in fretta di diventare una maestra, perchè non erano apprezzate la mia  fantasia e la mia selvaticità e, quindi, di conseguenza, volevo che i bambini del “futuro”  avessero un’infanzia adeguata alle loro caratteristiche. Dopo tanta gavetta e varie occasioni economicamente importanti, non sfruttate per la vocazione che era in me, sono diventata una delle prime insegnanti a lavorare con i piccoli tramite la pittura e la musica. Infine, per continuare il mio progetto, ho rilevato la scuola Saint Denis  e ho continuato a studiare e a confrontarmi con i bimbi.

I ricavati del libro andranno al SER.MI.G.?

Esattamente. Sono una volontaria del Servizio Missionario Giovani, un gruppo che ha anche lo scopo di combattere la fame e l’integrazione di ragazzi di continenti e cultura diversi.

Che cosa consiglia ai genitori dei bambini?

Consiglio di porre domande ai propri figli e di non fermarsi mai nella scoperta di chi essi siano. Un buon atteggiamento, per esempio, può essere quello di chiedere sempre il perché di una loro azione sbagliata, attendendo pazientemente una risposta.

Ha intenzione di scrivere altri libri?

Prima di tutto, sottolineo il fatto che “Maestra che ne sarà di me” non è nato con l’idea di scrivere un libro. Tuttavia, in quanto a materiali ne avrei tantissimi. Ad esempio, ogni anno i nostri fanciulli scrivono delle lettere per i propri genitori, e sfruttano questa occasione per dire ciò che provano e pensano senza fronzoli. Inoltre, è un’ottima chance per farsi ascoltare. Anche se il mio lavoro occupa molto tempo, vedremo…

Continua ad appuntarsi ciò che i bambini esprimono?

Certamente, la mia agenda è sempre presente in ufficio a portata di mano. Inoltre, i bambini, sapendo che potrei scrivere le loro riflessioni, hanno una motivazione in più per sfogarsi. Altri addirittura usano il mio testo come libro delle favole per addormentarsi, ricordandosi il momento e le situazioni in cui le frasi erano state pronunciate. Questa è un’ulteriore conferma, che sono piccoli sì, ma non nella testa, con una consapevolezza di sé che lascia basiti e meravigliati gli adulti

 

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Finita l’intervista, facendo mente locale, sono rimasto affascinato del fatto che Anna Maria Borello nella sua vita è riuscita a mettere in pratica ciò che ha sempre voluto fare, sin dai primi anni della sua esistenza. Quotidianamente, lavora tutto il giorno seguendo la sua vocazione, con la stessa voglia e curiosità di sempre. Penso che sia un privilegio riservato a pochi fortunati. E come adolescente dico che è un messaggio importante e stimolante. Spero di poter vivere così anche io, a stretto contatto con le mie passioni, realizzando i miei sogni!

Andrea Agosto

Andrea Sperelli: “Superuomo” o inetto?

Il Piacere è l’opera più importante e rappresentativa di Gabriele d’Annunzio. Il romanzo è il simbolo del Decadentismo italiano, in quanto racchiude tutti i valori dell’estetismo e il concetto di bellezza è espresso ai massimi livelli. La Bellezza dannunziana è formata dall’arte, dalla poesia, dalla natura e dall’eros.andrea sperelli

Il protagonista del romanzo è il conte Andrea Sperelli, un giovane e affascinante ragazzo amante dell’arte e delle donne. Egli incarna i valori dell’estetismo, in quanto il suo carisma e la bella presenza incantano chi gli sta vicino. Sperelli, nella sua vita, si innamora di due donne: Elena Muti e Maria Ferres. L’una rappesenta l’amore sensuale e passionale della carne, l’altra è il simbolo della spiritualità e della purezza, aspetti che affascinano Sperelli. Questo duplice amore crea uno sdoppiamento della personalità del protagonista, generandogli confusione, poichè

le donne, per quanto diverse,
si sovrappongono nella sua mente anche per il fatto di avere la voce simile.

Il delirio amoroso di Andrea avviene mentre  ha l’amplesso con Maria immaginando di possedere Elena, invocando inconsciamente il suo nome e scatenando l’ira della donna. E’ in quel drammatico e colossale errore che emerge l’inettitudine del protagonista debole e vulnerabile e non “Superuomo”, che si sente schiacciato  nella sua umanità precarietà.

L’ultima scena del romanzo si conclude con la triste e amara immagine del giovane che si trova solo nelle stanze del suo palazzo la cui unica compagnia è quella dei mobili appartenuti all’ex-amante Maria Ferres. Egli è pervaso, quindi, di un senso di incompletezza, consapevole del fallimento della sua vita e della crisi irreversibile di quel mondo fatato di cui ha condotto l’esistenza.

Quest’ultimo aspetto del protagonista è in antitesi con il carattere dell’autore Gabriele D’annunzio. Diviene quasi il personaggio che dà avvio ai nuovi protagonisti dei romanzi del ‘900, ovvero i Mattia Pascal e gli Zeno Cosini, perennemente alla ricerca di una loro identità e di una collocazione nel mondo.

Sara Riccardi & Francesca Ruberto

 

 

 

Una storia da raccontare: Giulia

FB_IMG_1462904822146Il mio nome è Giulia Carvelli, al momento ho 20 anni, compiuti il 28 Gennaio 2016. E’ forse la prima volta della mia vita in cui non so proprio cosa scrivere, perchè devo farlo parlando esplicitamente di me, e la cosa mi è piuttosto “estranea”. Da qualche parte dovrò pur cominciare, perciò partiamo dall’inizio. Sono nata a Torino nel 1996 e ho avuto senza dubbio un’infanzia felice, all’insegna del risparmio e del sorriso (e sì, anche di Bim Bum Bam). Ho sempre amato leggere e scrivere, e sogno mille viaggi, armata di carta, penna e telecamera. La mia famiglia non è proprio nelle migliori condizioni finanziarie, anzi, ma ce la siamo sempre cavata, in un modo o nell’altro. I veri problemi sono venuti fuori nel 2014, quando mia madre ha scoperto di avere un cancro al seno. Evviva, proprio la cosa che ci mancava. Di tutta risposta, dopo un inizio difficile, lei non solo ha battuto questo stupido male, ma si è anche tuffata in una nuova vita, cominciando a correre ed entrando a far parte del gruppo della fondazione “Pink is Good” di Umberto Veronesi. E’ arrivata fino a New York, e non si è ancora fermata! Sìssignore, siamo forti in famiglia, ma, se posso permettermi, anche abbastanza “sfigate”. L’anno successivo, BUM, è esplosa la bomba: un male analogo stava attaccando la sottoscritta. Linfoma di hodgkin al quarto stadio. Giusto perchè ho la fobia degli aghi e degli ospedali, oh, e stavo anche facendo gli esami di maturità…grazie mille mondo! Beh, passata la rabbia iniziale e il trauma della perdita dei capelli, ho iniziato il percorso: 6 mesi di chemioterapia. Non sembravano troppi, potevo farcela. Il mio motto è sempre stato “Sorridi e vai avanti, che la vita non si ferma ad aspettare!”. Ma poteva mica finire lì? Nah, troppo facile. A ottobre di quest’anno, la seconda bomba: la terapia non stava funzionando come avrebbe dovuto, perciò sarebbe stato necessario cambiarla con una seconda più forte, che mi avrebbe causato più problemi, tra i quali il 93% di sterilità. Questo è stato il dramma. Io ho sempre voluto avere figli, ed è sempre stata mia abitudine pensarci su, alluderci o fare battute insieme al mio fidanzato, nonostante la mia giovane età. Giusto il giorno prima di ricevere questa pessima notizia, stavamo ipotizzando dei nomi, ditemi se questo non è un colpo basso. Vi lascio immaginare i pianti. Beh, è stata tosta, ma ora sono qui, sorridente, ogni giorno con un Eccomi! Luglio 2015 : inizio delle terapie E questa sono io, proprio adesso!FB_IMG_1462905161531

 

Io, durante le terapie: parrucca di colore diverso, che programmo il mio prossimo viaggio dopo che questo nuovo percorso sarà finito. La mia iscrizione al D.A.M.S. di Torino sta giusto aspettando che faccia qualche presenza, dato che le ultime non sono state un granchè: in poche parole sono capitombolata a terra per la troppa confusione. Non vedo l’ora di poter ricominciare a frequentare i corsi, adoro veramente tanto recitare, così come amo scrivere, infatti sono davvero indecisa per il futuro, potrei buttarmi nell’ambito della regia, così da mischiare entrambe le cose! Chi lo sa, lo scopriremo vivendo… Magari riesco anche a pubblicare il libro che sto scrivendo! Beh, il prossimo, forse, sarà l’ultimo ciclo di chemio, prima del ricovero, perciò, ehi, ditemi “In bocca al lupo”!

Giulia Carvelli

Visita alla redazione la “Stampa”

Il giorno 5 aprile la classe 3^A dell’IIS Majorana sezione tecnico commerciale “Antonio Marro” ha visitato la sede del quotidiano la “Stampa” che si trova in via Lugaro 15 a Torino.

La guida ha raccontato la storia del quotidiano, partendo dalla fondazione arrivando fino al giorno d’oggi e come sono organizzati gerarchicamente all’interno del quotidiano

Il quotidiano, che è uno dei più importanti sul territorio nazionale, fu fondato nel 1867 con il  nome di “Gazzetta piemontese”.

Il nome attuale fu assegnato, per la prima volta, alla fine del 19° secolo dallo scrittore Vittorio Bersezio.

Infine il quotidiano fu acquistato dalla famiglia Agnelli attorno agli anni ’20.

Il giornale, durante la sua storia, ha cambiato varie volte la propria sede fino ad arrivare all’ultima che si trova in via Lugaro.

A capo del quotidiano troviamo  il direttore Maurizio Molinari, seguito dal vicedirettore Massimo Gramellini; poi vi sono i caporedattori e, infine, i giornalisti.

Durante la giornata c’è una riunione di redazione  in cui si discutono gli argomenti da scrivere e da trattare per poter poi iniziare la stesura.

La pubblicazione online e cartacea avviene a mezzanotte.

Alla fine della visita  siamo entrati dove lavorano e scrivono gli articoli i giornalisti e abbiamo ammirato  l’ambiente in cui lavorano. Chissà se qualcuno di noi, un giorno, ne farà parte?

GabrielePavonistampaele 

Il Grande Torino

Il ricordo di una grande squadra e una grande leggenda!

IMG_9769Grazie al progetto realizzato dalla classe 3^ B dell’istituto Majorana-Marro sezione Tecnica, in collaborazione con la SAA-Scuola Amministrazione Aziendale, alcuni ragazzi hanno avuto la possibilità di recarsi alla Basilica di Superga per la commemorazione della tragedia del Grande Torino, avvenuta il 4 maggio 1949 (67 anni fa).

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