Uno spettacolo teatrale inusuale al Teatro Astra di Torino

Lo spettacolo “Aquila sapiens sapiens” di Maria Letizia Compatangelo, per la regia di Bruno Pennasso, è prodotto dall’Associazione culturale Il mondo delle Idee, in collaborazione con il Teatro Zeta.

L’idea è originale e si fonda sull’intenzione di leggere il mito in modo diverso, di portarlo più vicino alle esigenze dell’uomo di oggi, spesso confuso dalle incongruenze della realtà umana, entro cui non è sempre facile trovare certezze.

Dunque, come l’uomo capace di pensare si ritrova, in questa realtà dell’oggi, a dover consultare un counselor, oppure uno psicologo, affinchè possa dar avvio ad un processo di miglior interazione con se stesso e con gli altri, così Prometeo, sensibile nei confronti del genere umano, è disposto a dialogare con il suo carnefice, l’avvoltoio chiamato dal padre Zeus, scoprendo nel volatile quel lato di vittima sofferente, difficilmente riscontrabile in un rapporto vittima-carnefice. E questa è, appunto, l’originale idea del lavoro teatrale, interpretato dallo stesso regista Bruno Pennasso che, in una danza di morbidi cambi di personaggi, interpreta le due anime a confronto: quella dell’avvoltoio e quella di Prometeo.

La scena è costruita attraverso le suggestive immagini di fondo che danno movimento e volto allo strazio psicologico dei due protagonisti involontari nelle impervie vette del Caucaso. Qui tra le due vittime si accende il dialogo empatico nella medesima sofferenza, che poi non è altro che la sofferenza verso il genere umano, che non comprende a fondo le aberrazioni della Natura o le volontà divine. In entrambe le creature sorge una sorta di nuova vita interiore, quella che potrebbe andar oltre la conoscenza distratta, proiettandoli verso la saggezza del sacrificio. Così prende forma una nuova vita interiore, che porta l’avvoltoio a librarsi nel cielo alto dove volano le aquile, per trasformarsi in aquila anch’egli, al di sopra delle piccolezze terrene e divine e a divenire, a sua volta, possibilità di riscatto per Prometeo.

Nella catarsi finale Giove libera Prometeo, che può salvare, a sua volta, la vita dell’aquila dalla vendetta del dio, che vuole cancellare il testimone scomodo ed il suo antagonista.

L’aquila perde la capacità di volare, ma la sua interiorità è talmente forte che le permette di proseguire il suo cammino di conoscenza in un connubio sempre più intimo con il titano.

Lo spettatore segue la storia grazie alla voce dell’unico protagonista sulla scena che, in un andante modulato, ritmico, intenso, ne guida il pensiero e la sensibilità, accompagnandolo nella rivisitazione del mito, che, in fondo, non è così distante dalle realtà. La voce di Bruno Pennasso ben si amalgama con le musiche di Andrea Bassani e le luci di Mauro Panizza.

Lo spettacolo si conclude con due vittorie: quella della speranza nel cammino della conoscenza e quella della luce, a cui si può arrivare anche grazie alla relazione e alla fiducia nel lavoro comune.

Elisabetta Boschiggia

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