L’infausta infanzia di Kuba

Pochi sono a conoscenza dell’infanzia di Jakub Błaszczykowski, giocatore affermato del Wolfsburg, ex Fiorentina. Una storia che vale la pena conoscere. Una storia da film hollywoodiano…

Jakub Błaszczykowski nasce il 14 dicembre 1985 a Truskolasy, una piccola frazione situata nella Polonia meridionale, la quale conta poco più di duemila abitanti. Il piccolo Jakub, soprannominato amichevolmente Kuba, un giorno come gli altri, tornando a casa, assiste alla peggior scena che un figlio possa mai immaginare: vedere l’assassinio di sua madre Anna per mano di suo padre Zygmunt!

Una scena che mette i brividi solo a leggerla. Il piccolo Kuba vede stravolgersi la sua vita: in un colpo solo perde non sola madre, ma anche il padre, il quale viene condannato vergognosamente a soli quindici anni di gattabuia.

Seguirono settimane in cui il bimbo rimane sotto shock, vivendo come un vegetale in un letto. D’altronde chi sa che contraccolpo possa ricevere un infante per una scena del genere?  Eppure, il tosto Kuba non stacca la spina e si rialza dal guscio protettivo del letto, grazie anche all’aiuto della nonna materna Felicja e dallo zio Jercy Brezcek, ex capitano della nazionale polacca. Di conseguenza, riesce a tornare a scuola, a smettere di isolarsi dai suoi coetanei. Ritorna anche a praticare la sua più grande passione: il calcio. Insomma, vive come se fosse un adolescente qualunque. Il che denota una forza di volontà impensabile e ineffabile.

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Proprio per questa sua caratteristica positiva e alla sua voglia di non arrendersi, Kuba diventa un ottimo giocatore e “diverso” rispetto alla norma. Gioca da esterno di centrocampo o da ala destra, inizialmente, in patria nella poca ambiziosa KS Częstochowa, per poi vestire la casacca più tradizionale e prestigiosa in Polonia: il Wisla Cracovia. Approda in Germania, prima diventando un perno fondamentale per il Borussia Dortmund di Klopp e poi nel Wolfsburg, la sua squadra attuale. Queste sua esperienza tedesca vine momentaneamente interrotta, per una fugace apparizione alla Fiorentina, ma per via degli infortuni cronici subiti, in Italia non riesce a diventare protagonista, deludendo le attese. Tuttavia, il meglio della sua carriera lo dimostra assolutamente con la maglia polacca, vincendo il premio di miglior giocatore polacco nel 2008 e nel 2010: uno di quei pochi e speciali calciatori, che con la nazionale riesce ad esprimersi in livelli non paragonabili a quelli con i club. Seguendo le orme di suo zio, riesce a diventarne il capitano, oltre ad essere idolo indiscusso dei tifosi polacchi. Buon sangue non mente.

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Kuba, nel campo rettangolare, è la rappresentazione di come ha vissuto la sua vita: tanta intensità, notevole spirito bellicoso, pragmatismo eccelso, tendenza a non gettare mai la spugna sacrificandosi per qualsiasi compagno.

Sono molte interessanti le sue dichiarazioni e suoi pensieri vent’anni dopo l’accaduto, prima dell’uscita della sua autobiografia in cui racconta la sua storia:

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“Non ho mai perdonato mio padre, mi sono chiesto tante volte perché, ma ora vado avanti”.

“Non è facile. Ma è un episodio che non dimentico e che non dimenticherò. Fa parte di me. Quel giorno la mia vita è cambiata, è stata stravolta, ma credo di aver acquisito molta forza. Ho affrontato tanti problemi nella mia vita, cose che altre persone avrebbero percepito come tragedie. Io invece non mi sono fatto sconvolgere. So che qualsiasi cosa accadrà, ho già vissuto di peggio”

Splendide la sua dichiarazione su Die Welt, un celebre quotidiano tedesco, in cui dichiara di sentirsi un uomo fortunato:

“Sono ancora in contatto con un mio amico di scuola. So che si alza tutti i giorni alle 6 e nonostante questo non può permettersi molto. Non può nemmeno andare in vacanza. Io invece gioco a calcio, la cosa che amo di più al mondo, e vivo emozioni intense”. 

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Ormai il piccolo Kuba è diventato un grande uomo, sicuro di sé e orgoglioso. È riuscito a reagire alla malasorte e al crudele destino che si è trovato davanti. È diventato l’idolo dei ragazzi suoi connazionali che vogliono praticare il suo stesso sport. E anche un padre di famglia, e chissà come reagirà o cosa racconterà alla sua bimba quando gli chiederà notizie sui nonni paterni…

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A testimonianza di ciò, questa estate, durante la mia permanenza polacca, la famiglia che mi ha ospitato, piuttosto appassionata di calcio mi ha detto che, senza alcun dubbio, il loro calciatore preferito è proprio Kuba, per tutta la sua storia e che, invece,  non gradisce il più famoso e ricco centravanti Lewandowski (il quale ha appena firmato un contratto multimilionario da soli settantacinque milioni di euro per cinque anni con il Bayern Monaco!) perché è considerato un po’snob, non sportivo come stile in campo e soprattutto non troppo attaccato alla maglia della nazional,  a differenza del compagno umile. Quando parlano di Kuba, sono entusiasti e felici del fatto che lo conosco e mi raccontano vari aneddoti sul loro beniamino. Entrato in un negozio sportivo a Cracovia, ben condizionato dall’opinione generale, non ho avuto alcun patema a scegliere  quale maglia portami a casa: no, non la divisa dei ben più famosi Lewandowski, Glik, Krychowiak e Milik, ma la maglia numero 16 di Jakub “Kuba” Błaszczykowski!

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i miglior złoty spesi in vita mia…

Andrea Agosto

Classe 5° A

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