Il triennio tra le righe: spunti di riflessione

“In terza si leggonimmagine articoloo le righe, in quarta si legge tra le righe, in quinta si legge oltre le righe!”

Queste sono semplici parole che molti studenti ascoltano nelle aule scolastiche, dai loro docenti,  ma da loro successivamente dimenticate. Forse si è in grado di comprenderle solo al termine del percorso scolastico, perché si capisce che la scuola non è solo un luogo di studio, ma di crescita e di cambiamento. Si acquisisce la maturità, la capacità di camminare da soli e non più affiancati dai genitori o dai professori che, nell’ambito scolastico, “sostituiscono” i genitori, divenendo i punti di riferimento.

Si hanno solo 14 anni quando si deve intraprendere una delle molteplici scelte che spetteranno nella vita di ognuno di noi, ovvero quella delle scuole superiori. Si è ancora troppo piccoli, e, spesso, questa scelta viene dettata dalla non conoscenza e condizionata dai genitori o dalle “dicerie”.

Durante il biennio si è spaventati ed eccitati al tempo stesso e si vivono questi anni come lo studente per antonomasia, destreggiandosi tra scuola, casa e amici. A farsi largo, talvolta, è l’insicurezza che irrompe non solo nei primi giorni di scuola quando si viene catapultati in una nuova realtà, ma ad ogni difficoltà da affrontare, che si cerca di evitare, anziché guardare in faccia. In che modo? Cercando di cambiare “strada” rispetto a quella intrapresa, esprimendo la volontà di cambiare scuola o indirizzo scolastico.

Insomma, si puntodidomande-e1315484714620inizia a credere di aver sbagliato scelta, di perdere il proprio tempo. Ed è proprio quando s’incomincia il terzo anno che ogni studente inizia a porsi molti interrogativi, perché è proprio in questi momenti che ci si inizia a proiettare nel futuro: sono sufficienti le mie conoscenze per affrontare un percorso universitario? Ho le capacità per un inserimento nel mondo del lavoro? Oltre al percorso scolastico gli studenti iniziano a partecipare a uscite didattiche, incontri su temi di attualità, e a scambiarsi pensieri e opinioni sulle realtà che incontrano, uscendo dal loro piccolo mondo, costituito solo dalla loro quotidianità che, in fondo, rappresenta una certezza.

Alla fine dell’anno scolastico si può scegliere di partecipare a stage lavorativi che rappresentano un assaggio non solo del mondo del lavoro.

Il quarto è, per eccellenza, l’anno della transizione che conduce alla conclusione del percorso scolastico: il quinto, che risulta essere il più frenetico, per i molteplici impegni da affrontare, sorti per il conseguimento del diploma, come la stesura della tesina, la progettazione del proprio avvenire , che si concretizza nella partecipazione a molti incontri nel mondo universitario o nella redazione dei primi curricula. Si inizia a manifestare soprattutto il timore per il futuro. Ciò che preoccupa è il cambiamento, è l’allontanamento dal luogo protetto, che ha, da sempre, rappresentato la scuola.

Il percorso verso la maturità conduce alla capacità di assunzione delle proprie responsabilità, di osservazione di ciò che ci circonda per come è e non per come appare, di sbagliare e rimediare da soli ai propri errori, di festeggiare dalle vittorie e imparare dalle sconfitte.

Sono gli anni che segnano particolarmente lo studente non come tale, ma come persona, anni che segnano il limite tra imparare da una piccola realtà e vivere la propria realtà, con la capacità di dire qualcosa di nuovo e di personale.

Debora Iocca Alessia Manzella

Ex alunne della 5 B

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